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CINA - Yunnan
 
 
" Ai confini dell'impero "

Un tempo terra d'esilio per funzionari governativi caduti in disgrazia, lo Yunnan è una regione in cui gli aspetti etnici, dovuti ad una straordinaria mescolanza di popoli, si fondono con quelli naturalistici, paesaggistici e culturali.
Un percorso, che dalle risaie terrazzate di Yuanyang ci ha portato ai mercati multietnici di Huangmaoling e Laomeng; dagli antichi borghi sopravvissuti alla Rivoluzione Culturale di Tuanshan, Shaxi, Heshun ai centri ricchi di storia e di monumenti di Jianshui, Dali, Lijiang; dalla città di frontiera di Ruili a Kunming, moderna metropoli, capoluogo della regione.


Il resoconto da lunedì 10 a giovedì 20 ottobre si trova nella sezione Cina: Guangxi - Guizhou

Venerdì 21 ottobre - Dopo una notte in treno, trascorsa in assoluta tranquillità grazie allo scompartimento a quattro cuccette riservato interamente a noi, alle 8,10 con oltre trenta minuti di ritardo sull'orario previsto, arriviamo alla stazione di Kunming. Fagocitati da un'impressionante quantità di persone che dai vagoni si riversano in strada per salire su mezzi pubblici e privati, ci mettiamo alla ricerca dell'autobus urbano (n. 154) che collega la stazione ferroviaria al terminal degli autobus a lunga percorrenza, situato all'estrema periferia di Kunming. Non essendoci, fino a tarda serata, mezzi diretti per il distretto di Yuanyang, optiamo per il primo autobus in partenza per Jianshui. Utilizzando l'autostrada (G 85) in tre ore di viaggio raggiungiamo il terminal, da dove, nel primo pomeriggio, ripartiamo alla volta di Yuanyang. Ulteriore sosta in centro, alla ricerca di altri potenziali viaggiatori e finalmente lasciamo la città per addentrarci tra colline di terra rossa, campi coltivati ed estese piantagioni di alberi da frutto; avvicinandoci al valico, situato a 1.950 metri di altitudine, la morfologia del terreno ed il paesaggio cambiano radicalmente, ripidi crinali scoscesi si sono sostituiti alle colline mentre le piantagioni sono state soppiantate da una fitta vegetazione sub-tropicale con alberi d'alto fusto e canneti di bambù. La strada stretta e tortuosa, in molti tratti sconnessa ed assai trafficata per via dei tanti autocarri carichi di carbone, peggiora ulteriormente con il superamento del passo, punto di ingresso nella valle del fiume Rosso ed inizio della lunga ed esposta discesa in cui l'asfalto ormai consunto ha lasciato spazio al fondo sterrato e nel corso della quale facciamo un paio di soste per fare rifornimento di acqua, utilizzata per raffreddare, tramite appositi tubi, con un sistema artigianale ma evidentemente efficace, i tamburi dei freni. A fondo valle, dove il fiume Rosso forma un vasto bacino artificiale, la strada si biforca; proseguendo lungo la sponda destra si giunge a Namsha, il centro amministrativo, la parte moderna di Yuanyang. Xinjiè, la parte storica, arroccata sulle montagne a 1.630 metri d'altitudine, dista ancora una trentina di chilometri e la raggiungiamo con un minibus, che troviamo ad attenderci al bivio, e che risalendo la valle, tra le risaie a terrazze, porta a destinazione noi ed altri tre passeggeri.

Sabato 22 ottobre - Alle 8 ci troviamo nella hall dell'hotel con Belinda, una guida turistica che ci ha contattato ieri sera mentre eravamo a cena e che si è offerta di procurarci un'auto per i prossimi giorni, per poterci muovere agevolmente fra i villaggi e le risaie terrazzate che gli Hani, conosciuti come Akha nei vicini Laos, Myanmar e Vietnam, hanno scolpito nei fianchi delle montagne, nel corso dei secoli. Informato l'autista, del programma concordato, lasciamo Xinjiè avvolta da una fitta nebbia; la strada, come molte nella regione, è assai sconnessa; buche e rappezzi, si alternano a brevi tratti sterrati. Il grigiore ovattato della nebbia nasconde ai nostri occhi tutto quanto ci circonda; solo abbassandoci di quota, con il diradarsi, scopriamo sulle colline, una vegetazione lussureggiante, di tipo sub-tropicale. Dopo due ore di viaggio giungiamo a Huangmaoling, villaggio a quarantacinque chilometri da Xinjiè, dove ogni sabato si tiene un importante mercato settimanale che ci permette di avere un primo contatto con le numerose minoranze etniche, Yi, Zhuang, Yao, Miao, Hani, che vivono nelle valli. Ci immergiamo nell'atmosfera del mercato, molto affollato, con interessanti e fotogenici personaggi e donne appartenenti alle diverse etnie che indossano i colorati abiti tradizionali. Ci fermiamo fino alle 13,30 quando il mercato comincia a svuotarsi e gli autocarri con merci e persone si avviano per fare ritorno ai villaggi di provenienza. Anche noi risaliamo verso Xinjè, fermandoci nei punti più panoramici, dove lo sguardo spazia sulla vallata sottostante con le risaie terrazzate ancora colme d'acqua.

Domenica 23 ottobre - Di buon ora, ci ritroviamo nella hall dell'hotel con il nostro autista, per il secondo giorno di visita ai mercati della valle; oggi ci rechiamo a Laomeng, che ogni domenica ospita il mercato più importante della regione. Con condizioni meteo migliori, ripercorriamo la strada fatta ieri; oltrepassato il villaggio di Huangmaoling notiamo che molti terrazzamenti, prima adibiti a risaie, sono stati convertiti a piantagioni di banane. Scendendo nella valle, lungo il corso di un fiume, la nostra attenzione è attratta dalle operazioni per la raccolta delle banane compiute lungo la sede stradale. Assistiamo al lavoro di uno sparuto gruppetto, composto in prevalenza da donne, che sotto l'attento controllo di una sorvegliante incaricata di prendere nota dei carichi portati da ogni persona, dopo aver guadato il fiume per raggiungere le piantagioni situate sulla riva opposta, ed aver staccato e riposto i caschi di banane in gerle di vimini, percorrendo a ritroso il sentiero fangoso risale alla strada, dove, attesi da altri contadini, i frutti vengono lavati, selezionati, incellofanati, inscatolati e dopo la sigillatura, caricati sugli autocarri. Alle 10 siamo al mercato di Laomeng, molto esteso, con tantissime bancarelle che vendono merce di ogni genere, a cui è rivolta l'attenzione di uomini e donne appartenenti alle differenti etnie, che si accalcano attorno ai prodotti in vendita. Molte le donne che sfoggiano abiti tradizionali di gruppi etnici che non avevamo ancora incontrato prima d'ora, intente a consumare la tradizionale zuppa di verdure ai tavoli dei ristoranti di strada o a fumare grosse pipe di bambù messe a disposizione dei clienti, dai venditori di tabacco. Alle 12 il mercato comincia a svuotarsi; un'ora dopo anche noi lasciamo Laomeng per risalire verso Xinjè fermandoci lungo la strada, nei punti più panoramici per vedere lo spettacolo offerto dalle risaie finalmente illuminate dai raggi del sole. Con una deviazione raggiungiamo il villaggio Hani di Quinkou, le cui case hanno i tetti ricoperti di paglia. Mentre è assai scenografica la vista da lontano, il paese si rivela molto meno affascinante, quando passeggiando per le vie, notiamo le molte case moderne sul cui tetto in cemento è stato posato un sottile strato di paglia.

Lunedì 24 ottobre - Alle 7,45 ci rechiamo a prendere il minibus che da Xinjiè scende al terminal di Namsha, punto di partenza degli autobus diretti a Jianshui, che raggiungiamo dopo tre ore di viaggio e dove ci facciamo lasciare alla Porta di Chaoyang, bastione fortificato risalente alla dinastia Ming, molto simile come concetto costruttivo alla Porta della Pace Celeste, il principale punto di accesso alla Città Proibita di Pechino. Depositati i bagagli in hotel, ci spostiamo a piedi per le vie lastricate del centro storico che conserva, oltre a numerosi palazzi costruiti tra il XVIII° ed il XIX° secolo, appartenuti a ricchi mercanti, lo straordinario tempio dedicato a Confucio, che raggiungiamo percorrendo Linan road. Fondato nel 1285 sotto la dinastia Yuan e conosciuto anche con il nome di Tempio della Letteratura, è per importanza il secondo tempio confuciano; per oltre sette secoli ha ospitato una scuola rinomata in tutto l'impero per i suoi alti livelli di insegnamento: qui si sostenevano gli esami imperiali per diventare Mandarino. Ampliato più volte, si estende su una superficie di circa otto ettari; al suo interno, una trentina di costruzioni tra templi, padiglioni, cortili, portici commemorativi oltre al lago Banchi, bacino dalle acque ricoperte di fiori di loto che simboleggia la vastità della conoscenza di Confucio. Vi accediamo dall'ingresso posto a lato dello stagno e passando attraverso i numerosi archi, alcuni in legno, altri in pietra scolpita, che consentono l'accesso a cortili abbelliti da aiuole fiorite e da stele, costeggiando portici in cui anziani signori si ritrovano per esercitarsi nel canto e nel suono dell'erhu, tipico strumento a corda cinese, risaliamo fino agli edifici che costituiscono il nucleo centrale del tempio. Il tempio Erxian risalente al 1526, il tempio Cangshen costruito durante la dinastia Ming, la scuola Yuanjiang (1623), la Minglun Hall, il tempio Chongsheng, il Padiglione delle Stele e la Grande sala Dacheng sono alcune delle strutture in cui trascorriamo l'intero pomeriggio; rientrando in hotel transitiamo di fronte al giardino della famiglia Zhou, complesso risalente alla dinastia Qing, che visiteremo domani.

Martedì 25 ottobre - Avendo deciso di cambiare hotel, di buon mattino ci trasferiamo al Linan Inn, albergo situato in uno storico edificio d'epoca, ricco di fascino ed atmosfera. Depositati i bagagli, a piedi raggiungiamo la Porta di Chaoyang dove contattiamo il conducente di un moto-risciò per raggiungere il vicino villaggio di Tuanshan. Sotto un cielo carico di nuvole minacciose ed accompagnati da una brezza pungente, attraversiamo il quartiere dei marmisti che vediamo all'opera, sul ciglio della strada, avvolti da nuvole di polvere bianca e percorrendo stradine secondarie in mezzo alla campagna, in pochi minuti raggiungiamo il villaggio, la cui magnifica architettura è sopravvissuta alla Rivoluzione Culturale. Un intero paese, fatto edificare alla fine del XIX° secolo da una ricca famiglia di commercianti di sale, la famiglia Zhang, costituito da residenze che hanno conservato intatto lo stile tradizionale cinese, ed in cui fanno bella mostra di sè, finestre e porte decorate con personaggi ed animali mitologici, portici affrescati con paraventi in legno finemente scolpiti, terrazze e cortili interni, graziosi giardini fioriti. Ci addentriamo nei vicoli e nei cortili su cui si affacciano edifici tuttora abitati: ne visitiamo alcuni, un condensato di storia e tempi perduti. Seduta all'esterno di una antica dimora vediamo una anziana signora dai piedi piccolissimi racchiusi in minuscole calzature: sono i gigli dorati, piedi artificialmente deformati, il cui nome è dovuto all'andatura fluttuante e precaria che rendeva le donne simili a fiori che si piegavano al vento e che assumevano coloro che erano state sottoposte a questa pratica in auge dal XVI° secolo fino alla prima metà del 1900. Le estremità venivano deformate da strette fasciature e le dita piegate forzatamente fino a che i piedi non assumevano una forma a mezzaluna ed i talloni non ne diventavano l'unico punto di appoggio. Avremo l'opportunità di vederne altre due, una in un villaggio lungo la strada ed un'altra a Jianshui. Girovaghiamo per circa due ore immersi nella tranquillità del villaggio, con la sensazione di essere tornati alla Cina imperiale di un secolo fa; rientrando in città facciamo una deviazione per raggiungere, in aperta campagna alla confluenza dei fiumi Lu e Tachong, il Ponte dei Draghi Gemelli. Annoverato fra i dieci ponti più vecchi della Cina, fu costruito su diciassette arcate sotto la dinasta Qing (1640 - 1911). Alle 13 siamo nuovamente a Jianshui, alla ricerca di un mezzo per raggiungere un altro villaggio dei dintorni, Wanyao, conosciuto per essere il villaggio dei vasai e che raggiungiamo in pochi minuti utilizzando un minibus urbano in partenza dalla Porta di Chaolong. Ci addentriamo nella parte più antica del borgo dove numerose sono le case fatiscenti e/o abbandonate, per poi recarci a visitare alcuni laboratori artigiani dove assistiamo alle diverse fasi della lavorazione: dall'impasto della terra alla lavorazione necessaria per plasmarla e dare forma all'oggetto, all'incisione degli intarsi decorativi, necessari per ottenere, a lavoro ultimato, un tipico vaso cinese decorato. Rientrati in città, ci rechiamo alla Residenza della famiglia Zhou, sontuoso complesso, costruito alla fine del XIX° secolo secondo la classica architettura tradizionale e costituito da una successione di cortili interni con giardini pittoreschi, padiglioni, gallerie, portici e palazzi.

Mercoledì 26 ottobre - Lasciamo Jianshui e con l'autobus delle 8,15 partiamo alla volta di Kunming. Percorrendo l'autostrada, in due ore e mezza siamo allo sterminato ed affollato terminal sud, uno di quattro poli automobilistici posizionati nei diversi punti cardinali della principale città dello Yunnan. Utilizzando un taxi, raggiungiamo il terminal ovest, polo da cui partono i collegamenti per le località situate nella parte occidentale della regione. Dovendo affrontare il lungo trasferimento fino a Lijiang, optiamo per il servizio di autobus espresso e con nostra sorpresa troviamo ad attenderci, per la partenza delle 13,30, un comodo e lussuoso van Mercedes a nove posti. Percorrendo la trafficata autostrada che attraversa estese aree coltivate e vasti insediamenti industriali, raggiungiamo Xianguan, città nelle immediate vicinanze di Dali e del lago Erhai, dove ritroviamo la vecchia strada carrozzabile che con una interminabile salita ci porta a superare il valico a 2.800 metri d'altitudine, porta d'accesso alla valle del fiume Yangtze in cui sorge Lijiang, storica cittadina ai piedi delle vette innevate della catena montuosa del Dragone di Giada (5.596 mt.), che raggiungiamo in tarda serata.

Giovedì 27 ottobre - Di buon mattimo ci mettiamo alla ricerca di una sistemazione meno decentrata e più confacente alle nostre esigenze; a piedi ci rechiamo nella città vecchia dove troviamo quanto cerchiamo, un grazioso hotel in una vecchia dimora storica. Trasferiti i bagagli, ci mettiamo alla scoperta di Lijiang, antica capitale del regno di Mu, fondata dai Naxi, interessante minoranza etnica discendente da nomadi tibetani, vissuti fino a tempi recenti in una società di tipo matrilineare, nella quale erano le matriarche a dirimere le controversie, ad avere il controllo sugli uomini ed in cui l'eredità delle proprietà veniva trasmessa esclusivamente per via femminile. Architettonicamente molto bella, anche grazie a sapienti lavori di restauro seguiti al terribile terremoto che nel 1996 causò più di trecento vittime, la città, attraversata da una rete di canali gorgoglianti su cui si affacciano antichi edifici in legno e palazzi dell'epoca Ming, è purtroppo molto turistica. Cercando di evitare i punti dove la ressa dovuta alla presenza di tantissimi gruppi di rumorosi e disordinati turisti cinesi è maggiore, giriamo senza meta per il labirinto di vicoli pavimentati di ardesia, fino a salire alla collina del Leone, dove in epoca relativamente recente è stato eretto il Padiglione del Souvenir, pagoda che conserva sculture di grande raffinatezza e da dove si ha una visione dall'alto del borgo storico e del Palazzo della famiglia Mu, la nostra prossima meta. Antica dimora di un dignitario Naxi è un enorme complesso costituito da padiglioni e giardini; dopo aver indugiato lungo i canali, attraversati da ponti in legno e pietra che portano invariabilmente a locali pubblici, raggiungiamo il Parco del Drago Nero. Il sole ha fatto finalmente la sua comparsa ed il ponte ad archi (ponte della cintura del Mandarino) ed il tempio che si specchiano nelle acque del lago con i picchi innevati dei monti del Dragone di Giada, che spuntano in lontananza tra le nuvole, ci regalano la classica immagine che da sempre identifica la città di Lijiang. Dopo cena facciamo un giro per le affollatissime vie in cui le vecchie case illuminate da lumi e lanterne si specchiano nelle acque dei canali creando un notevole effetto scenografico.

Venerdì 28 ottobre - Usciamo molto presto per poter cogliere, in una giornata fredda ma stupenda, il vero aspetto di Lijiang, ed apprezzare, passeggiando nei vicoli deserti, l'architettura di case e palazzi. Con i primi raggi di sole, che infiltrandosi fra le basse abitazioni in legno rosso, si riflettono nei vicoli in pietra lucida, levigati dal calpestio di milioni di persone, attraversiamo, con negozi ed esercizi ancora chiusi e pochissima gente nelle strade, il cuore dello storico borgo, la piazza del Vecchio Mercato, per raggiungere, dopo aver oltrepassato il palazzo della famiglia Mu, il mercato Zhougy, il più antico della città, da sempre punto di ritrovo per le donne Naxi che dai villaggi limitrofi scendono a Lijiang per vendere i prodotti dei loro campi. Una donna sentendoci chiedere informazioni in merito al noleggio di biciclette, per l'escursione che abbiamo programmato per la giornata odierna, ci avvicina per proporci il noleggio di un'auto con autista; trovato l'accordo, non ci resta che attendere l'arrivo dell'automobile condotta da un signore dai tratti somatici tibetani che sarà a nostra disposizione per la visita ai villaggi che sorgono ai piedi dei Monti del Dragone di Giada, nelle immediate vicinanze di Lijiang. Ci portiamo al villaggio più lontano, Yuhu, grazioso piccolo borgo con molte case in pietra dai tetti piastrellati, conservatosi molto meglio di Baisha, conosciuto per gli affreschi murali opere di artisti Naxi e tibetani risalenti all'epoca Ming (1368 - 1644), fortemente danneggiati durante la Rivoluzione Culturale, le cui vie sono invase da una pletora di bancarelle di souvenir, o di Shuhe, borgo completamente ristrutturato in funzione delle esigenze dell'industria turistica cinese; una Lijiang in formato ridotto, senza però averne lo stesso fascino. Alle 16 facciamo rientro in città; ci rechiamo al terminal per vedere gli orari di partenza dell'autobus per Shaxi che prenderemo domani. Non ce n'è uno diretto, dovremo fare una tappa intermedia.

Sabato 29 ottobre - Raggiungiamo il terminal, ed acquistati i biglietti, ci sistemiamo sul mezzo diretto a Jianchuan. Lasciata la città, la strada comincia a salire fra vaste pinete che ricoprono i pendii delle montagne; superato un colle, dopo una ripida discesa giungiamo in una piana coltivata ad ortaggi e granoturco, al cui limitare sorge la cittadina di Jianchuan, punto di transito obbligato, per chi, come noi, è diretto a Shaxi, antico villaggio abitato dall'etnia Bai, sopravvissuto alla Rivoluzione Culturale, che ha conservato intatte le caratteristiche di un tempo, quando era una tappa importante per le carovane che percorrevano le vie del the. In un'ora siamo a destinazione e depositati i bagagli, ci inoltriamo nei vicoli fra vecchie case coloniche in cui la vita agreste continua secondo i ritmi di un tempo, nel rispetto di antiche tradizioni. Percorrendo Sideng Jie, via in cui si trovano alcune antiche dimore ed il cortile Ouyang, piccola corte circondata da pareti affrescate, raggiungiamo la caratteristica piazza, su cui si fronteggiano il tempio buddista di Xingjaio Si, risalente all'epoca Ming, con affreschi purtroppo rovinati dall'incuria e dal tempo, ed il Padiglione delle tre Terrazze, palazzo con un ampio palco teatrale che si apre proprio sulla piazza: un aspetto decisamente insolito per un contesto rurale. Dopo aver superato una delle porte, stretto punto di passaggio attraverso le vecchie mura, terminiamo la nostra visita al ponte Yujin Qiao, ancora oggi percorso dai contadini per recarsi al lavoro nei campi ed un tempo utilizzato dalle carovane per attraversare il fiume Hui e giungere al villaggio.

Domenica 30 ottobre - Lasciata la vecchia casa che ospita l'hotel ci rechiamo al parcheggio dove sostano e partono i minibus diretti a Jianchuan. Con il nostro arrivo, i posti sul mezzo sono al completo; la partenza è pressochè immediata ed in quarantacinque minuti giungiamo a destinazione. A piedi raggiungiamo il vicino terminal per lasciare i bagagli in deposito ed addentrarci nelle vie del paese, oggi assai affollate, essendo giorno di mercato. Giriamo per oltre un'ora prima rientrare alla stazione, e prendere l'autobus per Dali. Un primo tratto in piano, poi la strada percorsa da un intenso traffico di autobus ed autocarri, risale i pendii dei Monti di Giada Verde fino a scollinare ed iniziare la lunga discesa verso la conca del lago Erhai, sulle cui sponde occidentali a quasi 2.000 metri d'altitudine sorge la "vecchia" Dali. Veniamo lasciati ad una fermata in periferia; il centro storico lo raggiungiamo con un mezzo urbano. Ci mettiamo alla ricerca di un albergo decente, impresa piuttosto laboriosa, per poi raggiungere la vicina e moderna Xiaguan dove ci rechiamo per acquistare i biglietti del treno per Kunming e dell'autobus per Ruili.

Lunedì 31 ottobre - Usciamo un poco più tardi del solito ed appena fuori dall'albergo veniamo avvicinati da un taxista che si propone per condurci con la propria autovettura a visitare alcuni dei villaggi più conosciuti dei dintorni, situati lungo la sponda occidentale del lago Erhai. Parla un inglese accettabile, per cui stabilito il percorso e concordato il prezzo, decidiamo di non cercare altro e di partire. Facciamo una prima sosta al Tempio delle tre Pagode, il monumento simbolo della città, complesso del IX° secolo costituito da tre torri, meta di pellegrinaggio per coloro che invocano la protezione di Buddha contro i disastri naturali e che conservano al loro interno, reliquie di santi, testi sacri ed oggetti preziosi; la più alta è la Pagoda delle Mille Ricerche (settanta metri e sedici piani) affiancata da due pagode a pianta ottagonale di dimensioni più contenute (dieci piani e quarantadue metri). Ci spostiamo quindi a Shaping, borgo situato all'estremità settentrionale del lago per visitare il mercato settimanale che si tiene ogni lunedì; vivace ma non molto esteso è frequentato in prevalenza da donne di etnia Bai. Vediamo ragazze e giovani signore che indossano tuniche dai colori brillanti con ricami e cappelli dalle forme complesse che dovrebbero simboleggiare il vento, i fiori, la neve e la luna; più sobri nei tradizionali colori blu e nero, gli abiti indossati dalle donne più anziane. Dopo aver fatto un giro per le vie del paese con sosta ad un piccolo tempio, raggiungiamo il villaggio di Zhoucheng. Situato nell'immediato entroterra del lago, ai piedi della catena dei Monti di Giada Verde, è conosciuto per la produzione di batik bianchi e blu stampati e tinti con una tecnica particolare, che abbiamo modo di osservare in un laboratorio prima di raggiungere la piazza principale, dove, sotto le fronde di un albero gigantesco si tiene un altro piccolo mercato. Giriamo per le poche bancarelle per poi dirigerci all'ultimo villaggio in programma: Xizhou, anch'esso sede di un piccolo mercato giornaliero e dove visitiamo l'interno di una tradizionale casa Bai in cui ci fanno assistere ad uno spettacolo di danze locali presentato da ballerini annoiati e privi d'entusiasmo.

Martedì 1 novembre - Al sorgere del sole, lasciamo l'albergo, per raggiungere la fermata dell'autobus urbano (n.8) che in quarantacinque minuti, dal centro storico di Dali ci porta al terminal orientale di Xiaguan, punto di partenza dei mezzi diretti verso la propaggine meridionale della regione, al confine con il Myanmar. Occupati i posti prenotati ieri, alle 8,30 lasciamo la città; imboccata l'autostrada (G 56), affrontiamo una lunga discesa incassata nella gola tra ripide pareti rocciose in cui scorre il fiume Xi'er, il cui corso è interrotto da diversi sbarramenti che riforniscono piccoli bacini idroelettrici. Dai 2.000 metri del lago Erhai scendiamo rapidamente a quota 1.500 metri, per poi risalire tra montagne ricoperte di vegetazione e scendere nuovamente nella vasta piana su cui sorge la città di Yongping, la cui imponente moschea si staglia nel cielo al di sopra della città. Proseguendo in un continuo susseguirsi di ripide salite e discese mozzafiato, tra montagne con risaie terrazzate o coltivate a granoturco, arriviamo a Baoshan, il capoluogo della regione, dove, lasciata l'autostrada che prosegue in direzione di Tengchong, proseguiamo sulla statale G 320 verso Mangshi, attraverso un vasto altopiano. Siamo ormai prossimi a Ruili, città di frontiera, al confine con il Myanmar. In taxi raggiungiamo l'hotel e depositati i bagagli, raggiungiamo a piedi il pittoresco mercato, che visiteremo ancora domattina, per scoprire il mosaico dei numerosi gruppi etnici provenienti anche da oltre confine.

Mercoledì 2 novembre - Di buon mattino, ci rechiamo al mercato, già in piena attività. E' molto vasto, un'infinità di bancarelle vendono prodotti di produzione birmana: dai sigari al tofu avvolto in foglie di banana, dal carbone alla tanaka. Occupa oltre a diversi capannoni anche le vie limitrofe, frequentate da molte etnie, tra cui Dai, Deang, Achang e Jingpo, le cui origini superano i confini geografici dell'area rurale situata a cavallo di Cina e Myanmar. Al termine della visita ci mettiamo alla ricerca di un paio di negozi in cui dovrebbe essere possibile affittare delle biciclette; il noleggio si dimostra opera assai ardua e solo con l'aiuto di una ragazza thailandese che parla inglese, riusciamo a farci comprendere sia dai proprietari, che da una taxista a cui ci rivolgiamo in seguito alla mancanza di biciclette e con la quale ci accordiamo per la visita di alcuni villaggi che sorgono nelle vicinanze. La prima sosta, è presso la Pagoda di Jiele, edificata nel XVIII° secolo in stile birmano, al limitare del villaggio omonimo. E' un piccolo e grazioso complesso religioso composto da più stupa dorati con le guglie adornate di campanelle, che ospita all'interno una statua di Buddha, di fronte alla quale i fedeli si raccolgono in preghiera. Proseguiamo la visita con la Pagoda delle Anatre Dorate e con il villaggio di Jiedong in cui si trova un piccolo monastero con alcuni monaci. Rientrati in città, ci rechiamo dapprima al terminal, dove seppure con qualche difficoltà riusciamo ad acquistare i biglietti per l'autobus di domani, e successivamente al mercato della giada, molto più vasto di quanto potessimo immaginare e dove vediamo al lavoro, gli intagliatori della pregiata giada birmana. Ultima tappa il trafficato valico frontaliero di Jieguo, attraversato prevalentemente da birmani con i loro tricicli carichi all'inverosimile di oggetti acquistati al mercato; dopo aver buttato uno sguardo oltre lo stretto canale, che segna il confine tra le due nazioni, facciamo rientro in città.

Giovedì 3 novembre - Recatici al terminal, prendiamo l'autobus per Zhangfeng, cittadina rurale, lungo la S 233, ad una trentina di chilometri da Ruili. Le nuvole che minacciose ci hanno accompagnato durante il tragitto, con l'arrivo a destinazione, cominciano a lasciar cadere una fitta e gelida pioggerellina. Ci rechiamo nella zona del mercato, che essendo al coperto ci consente di girare tra le bancarelle al riparo dalla pioggia sempre più insistente, di scaldarci vicino ad una caldaia a legna utilizzata da un rustico ristorante all'aperto per generare il vapore necessario a cucinare i dumpling, tipico piatto cinese, e nel contempo, di osservare folkloristici personaggi, donne Bai e donne di etnie a noi sconosciute intente a contrattare o a fare acquisti. Dopo avervi trascorso l'intera mattina, facciamo ritorno a Ruili; in città, il tempo sta cambiando al meglio e con il sole passeggiamo per le vie centrali e per il mercato, sempre molto animato.

Venerdì 4 novembre - Alle 8,30 siamo al terminal per prendere l'autobus diretto a Tengchong. Ripercorriamo la strada già fatta ieri ed attraverso campagna coltivata e foresta sub-tropicale, affrontiamo la salita che porta al passo situato a 1.700 metri d'altitudine, dove dopo un lungo tunnel, lasciata la nuova strada appena terminata, ci ritroviamo ad affrontare la discesa verso la pianura, tra risaie e campi di granoturco, sulla vecchia e tortuosissima carrozzabile. Per due volte veniamo fermati a posti di blocco dell'esercito in cui i passeggeri sono sottoposti a controlli antidroga; la prima volta, le attenzioni dei militari si sono accentrate su di un ragazzo a cui con una cartina di tornasole hanno effettuato l'esame delle urine. Nel secondo caso, il controllo è stato molto più laborioso ed accurato; dopo aver fatto scendere tutti gli occupanti ed aver ritirato i documenti, è iniziata una attenta perquisizione del mezzo, dei sedili occupati dai singoli viaggiatori e dei bagagli. Questa volta l'attenzione dei militari è ricaduta anche su di noi, unici passeggeri occidentali; facendosi aiutare da una ragazza che parlando un inglese stentato fungeva da interprete, hanno voluto conoscere il perchè della nostra presenza nella regione e numerosi particolari dei nostri spostamenti. Solo l'intervento di un superiore ha posto termine alle domande, con grande sollievo della fanciulla che si è vista sollevata dalle insormontabili difficoltà della traduzione, e di tutti i passeggeri che aspettavano impazienti di ripartire. Cinque ore di viaggio e finalmente giungiamo al terminal di Tengchong; in taxi ci facciamo portare in hotel, ed a piedi, percorrendo la centrale Yinjiang Xilu ci dirigiamo al vivace mercato alimentare, punto di ritrovo dei contadini dei dintorni che qui vengono a vendere i prodotti dei loro campi.

Sabato 5 novembre - Accompagnati da una fresca brezza mattutina, coda di un temporale notturno, ci rechiamo alla fermata dell'autobus urbano (n.6) che transitando sulla provinciale S 233 consente di raggiungere Heshun, quieto e caratteristico borgo utilizzato durante la seconda guerra mondiale come rifugio dai cinesi d'oltremare. L'autista ci fa scendere al villaggio di Dongshanjiao, dove ha inizio il viottolo acciottolato che snodandosi tortuoso tra campi coltivati e risaie, permette di raggiungere con una piacevole camminata, Heshun. Addentrandoci nei vicoli lastricati d'ardesia tra le tradizionali case di legno, attorniati da comitive di turisti cinesi, ci rechiamo alla Residenza del filosofo Ai Siqi, antico palazzo trasformato in museo con statue, cimeli e fotografie che ritraggono gli episodi salienti della vita del padrone di casa. Proseguiamo con la visita al Tempio taoista, alla Residenza Zunfu, abitazione di un ricco mercante di giada birmana costruita durante la dinastia Ming, alla biblioteca, che con le 70.000 opere contenute è considerata la più grande biblioteca rurale della Cina, al tempio Yuanlongge, al tempio degli antenati Liu e a quello degli antenati della famiglia Zhang. Portandoci verso le risaie dove la gente è al lavoro, sentiamo dei canti giungere dal monastero che sovrasta il villaggio. Decidiamo di raggiungerlo, incamminandoci con passo deciso lungo le strette viuzze acciottolate che risalgono la collina, ma vi giungiamo che la cerimonia sta volgendo al termine. Gruppi di fedeli e di monaci si preparano a scendere in paese mentre alcuni dei presenti si sono accomodati per gustare il cibo che le monache hanno cucinato. Visitato il monastero, ritorniamo a valle ed attraverso il sentiero nei campi, raggiungiamo la strada dove attendiamo il passaggio dell'autobus per rientrare a Tengchong.

Domenica 6 novembre - Usciamo intorno alle 8,30 ed occupiamo le due ore che abbiamo a disposizione prima della partenza dell'autobus odierno, passeggiando per le vie del centro città, fra i pochissimi edifici storici che sono stati risparmiati dalla demolizione. In taxi, raggiungiamo il terminal ed alle 10,30 lasciamo Tengchong. Ci troviamo subito immersi nella natura tra rilievi montuosi, vulcani non più attivi ed una lussureggiante vegetazione con alberi d'alto fusto inframezzati da campi coltivati e risaie. Dopo una breve sosta in uno sperduto punto di ristoro fra i monti, alle 14 siamo all'imbocco dell'autostrada dove l'esercito ha approntato l'ennesimo posto di blocco per il controllo antidroga con nuovo ritiro dei passaporti. I controlli sono però rapidi e dopo una breve sosta a Yongping ci dirigiamo a Xiaguan; alle 17 siamo al terminal e con un autobus urbano ci spostiamo alla stazione ferroviaria dove lasciamo i bagagli in deposito ed a piedi percorrendo le centrali Jianshe Lu, Taian Lu e Congshan Lu ci mettiamo alla ricerca di un ristorante per la cena, in attesa di ritornare nuovamente alla stazione ferroviaria dove ci attende il treno K 9628 delle 21,50 diretto a Kunming.

Lunedì 7 novembre - Dopo una notte in treno nelle dure e scomode cuccette disposte su tre piani alle 5,40 siamo alla stazione di Kunming. E' ancora buio e piove. In taxi raggiungiamo l'hotel e dopo una doccia e la prima colazione usciamo a piedi per recarci in Tongdao Jie, al Mercato degli uccelli e dei fiori, un labirinto di venditori ambulanti che ormai commerciano oggetti che poco hanno a vedere con l'appellativo originale del mercato, situato in un quartiere di vecchi edifici tradizionali che seppur in condizioni precarie sono gli unici ancora sopravvissuti alla capillare opera di demolizione perpetrata nella capitale dello Yunnan, tipica moderna città cinese. Non sono molti i luoghi che in città, meritano una visita; uno di questi è il Tempio di Bambù, situato su una collina a dodici chilometri dal centro, che raggiungiamo in taxi. La peculiarità del tempio, eretto sotto la dinastia Tang, non è però la foresta di bambù ma i cinquecento arhats, i saggi che hanno raggiunto l'illuminazione, statue in argilla a grandezza naturale con le fattezze di persone realmente esistite, che ne ornano le pareti e modellate nel XIX° secolo da uno scultore e dai suoi discepoli venuti dal Sichuan. Alle 12,30 utilizzando un autobus urbano (n.61) scendiamo in città, portandoci in Renmin Xilu, per visitare il tempio Yuantong. Chiamato anche il Tempio della Comprensione di tutte le cose, è uno dei più antichi templi buddisti di Kunming. Fondato al tempo del regno di Nanzhao più di mille anni fa, ha mantenuto nei secoli la struttura tipica dei templi buddisti cinesi; ad accogliere fedeli e pellegrini e a simboleggiare la regola monastica, il Buddha ridente affiancato da Weituo, una delle divinità protettrici del buddismo cinese. Poi, al centro del bacino all'interno del grande cortile, l'elegante padiglione con tetto ottagonale dedicato a Guanyin, la dea dalle mille braccia, ed infine la sala principale abbellita da statue e sculture che ornano travi, pilastri e cornici. Sentiamo canti e suoni; affacciandoci in una delle sale che costituiscono il complesso, vediamo alcuni monaci riuniti in preghiera. Terminiamo la giornata al vicino Parco del lago di Smeraldo ma il freddo e le avverse condizioni meteo, a dispetto di quella che è conosciuta come "la città dell'eterna primavera", ci fanno desistere e rientriamo in hotel.

Martedì 8 novembre - E' ancora buio quando saliamo sul taxi, prenotato ieri e sotto la pioggia attraversiamo la città, ancora deserta, per raggiungere l'aeroporto Kunming Wujiaba. Cercando di districarci nella marea umana in attesa di imbarcarsi sui voli in partenza, che affolla l'area aeroportuale formando disordinate ed interminabili code, ci portiamo al gate di imbarco ed alle 7,30, in perfetto orario lasciamo lo Yunnan; tre ore di volo ed il Boeing 737 della Shandong Air compagnia in code-share con Air China atterra al Capital International Airport di Pechino.

Il resoconto da martedì 8 a giovedì 10 novembre si trova nella sezione Cina - Pechino

 
 
 
 
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