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"L'Arte Bianca"
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CINA
Anhui - Jiangxi - Zhejiang
 
 
" Tra villaggi d'acqua e borghi rurali "

Un viaggio nelle provincie orientali del Regno di Mezzo, tra storia e modernità, attraverso antichi villaggi d'acqua, semplici borghi contadini, caratteristici tulou fortificati e città proiettate al futuro.
Da Shanghai, metropoli simbolo della Cina moderna ad Hong Kong, città-stato ricca ed opulente, scintillante e lussuosa, brulicante di veicoli e di persone, attraversando le provincie dello Jiangsu, importante crocevia fluviale di cui sono rimasti a testimonianza i caratteristici villaggi d'acqua; dello Jiangxi e dell'Anhui, regioni agricole con antichi villaggi huizhou dalle case tradizionali imbiancate a calce; dello Zhejiang, caratterizzato da storiche cittadine fluviali e da piccoli villaggi montani nascosti in strette valli e del Fujian, con gli imponenti tulou, le abitazioni a pianta circolare degli Hakka, che disseminati come fortini medioevali, rivelano un aspetto insolito della vita cinese.


Domenica 19 ottobre- In una calda ed assolata giornata autunnale, raggiungiamo l'aeroporto di Milano Malpensa. All'arrivo al terminal scopriamo che la partenza del nostro volo è stata ritardata; per problemi che hanno creato notevoli difficoltà all'intero traffico aereo tedesco, l'aeromobile non è ancora arrivata dalla Germania. Arriverà con oltre un'ora e mezza di ritardo e la conseguente partenza posticipata, ci fa perdere la possibilità di imbarcarci sul volo diretto a Shanghai. All'aeroporto di Francoforte veniamo indirizzati al desk Lufthansa e dopo una coda di oltre un'ora essendoci tantissimi altri passeggeri diretti verso le più disparate destinazioni, nella nostra stessa situazione, ci vengono assegnati due posti sul volo della China Airlines in partenza alle 14,40 di domani. E' ormai sera, quando, recuperati i bagagli, dopo l'ennesima interminabile coda, con un bus navetta approdiamo all'hotel assegnatoci dalla compagnia tedesca, situato nelle immediate vicinanze dell'area aeroportuale.

Lunedì 20 ottobre - Siamo troppo lontani e con poco tempo a disposizione per recarci in centro città, non ci resta che consolarci con una abbondante prima colazione e raggiungere con la navetta il terminal aeroportuale. Lo sciopero in atto da parte di piloti e personale di volo Lufthansa sta continuando a creare grossi problemi al traffico aereo e molti sono i voli cancellati o in ritardo. Alle 11, con largo anticipo, siamo al fondo dell'ennesima coda per l'effettuazione del nuovo check-in che ci consentirà di salire a bordo dell'Airbus 320 della China Airlines.

Martedì 21 ottobre - Volo tranquillo anche se a causa dei sedili molto ravvicinati abbiamo potuto riposare poco e male. Alle 7,30 atterriamo all'aeroporto di Shanghai; recuperati i bagagli e superati i controlli doganali, raggiungiamo il terminal aeroportuale del Maglev, il treno a levitazione magnetica che in otto minuti ad una velocità di 300 km/h. percorre i circa trenta chilometri che separano il Pudong International airport da Longyang Rd., la stazione di arrivo in città collegata direttamente alla rete della metropolitana. Utilizzando un paio di linee (n.2 e 10) raggiungiamo il quartiere di Laoximen in cui si trova l'hotel prenotato tramite internet; depositati i bagagli, utilizzando la metropolitana ci portiamo a Puxi, il cuore della città. Attraversiamo la città vecchia, percorrendo gli stretti vicoli in cui sorgono vetuste abitazioni ormai circondate da alti grattacieli, per raggiungere lo Yuyuan Bazar, il vecchio mercato, oggi affollatissima attrazione turistica a misura di turista cinese, in cui i vecchi edifici, privati di ogni autenticità sono stati trasformati in bar e ristoranti alla moda ed in modernissimi negozi. Ci spostiamo al vicino Tempio degli Dei della Città, tempio taoista con grandi statue e piccole sale di preghiera che si aprono sul vasto cortile dove in grandi bracieri lentamente si consumano le bacchette di incenso lasciate dai numerosi fedeli raccolti in preghiera. Pochi passi e raggiungiamo il Giardino del Mandarino Yu, tipico esempio di giardino cinese, fatto edificare da una agiata famiglia di funzionari, durante la dinastia Ming alla fine del XVI° secolo; un insieme di stagni, boschetti con piante acquatiche, padiglioni, gallerie, alberi e giardini rocciosi invasi da una fiumana umana di visitatori cinesi. Ci spostiamo al Bund, luogo simbolo della vecchia Shanghai e centro turistico della città, animata via commerciale con maestosi palazzi d'epoca che oggi ospitano hotel, centri commerciali e negozi alla moda, lungo la sponda occidentale del fiume Huangpu. Il tempo peggiora, nuvole e nebbia ci nascondono la vista degli alti grattacieli costruiti nel quartiere di Pudong, sull'altra riva del fiume. Anche qui molta gente, che come noi lascia frettolosamente la passeggiata sopraelevata quando comincia a piovere. Percorriamo Nanjing road, centrale arteria pedonale, scintillante regno dello shopping, per recarci all'omonima stazione della metropolitana che utilizziamo per fare rientro a Laoximen. Con il buio incombente, il tempo inclemente e la stanchezza dovuta al cambio di fuso orario, ci dirigiamo, sotto una fitta pioggerellina, in albergo. Dopo un breve sonno ristoratore, usciamo nuovamente; attraversato il caratteristico mercato alimentare notturno ospitato nelle vie di Laoximen, ritorniamo al Bund per ammirare lo skyline di Shanghai, i giochi di luce e le insegne luminose dei palazzi di Pudong, che seppur offuscati da nuvole passeggere, si specchiano in un'atmosfera suggestiva nelle acque del fiume.

Mercoledì 22 ottobre - Usciamo prima delle 8 ed in metropolitana raggiungiamo Renmin square, la grande piazza con giardini fioriti e fontane su cui sorge lo Shanghai Museum. Il tempo perso a Francoforte ci obbliga a modificare il programma di visita; tralasciamo la visita alle sale interne del museo e ci accontentiamo di una passeggiata nei giardini su cui si affacciano oltre al Museo, diversi palazzi governativi ed il teatro dell'Opera. Con la metropolitana, affollata all'inverosimile, ritorniamo a Laoximen per recuperare i bagagli e dirigerci alla stazione ferroviaria, dove acquistiamo i biglietti per il treno ad alta velocità delle 12,19, che percorrendo la nuova linea ferroviaria sopraelevata costruita seguendo una linea quasi retta con poche curve ad amplissimo raggio consente al convoglio di mantenere una velocità di crociera di oltre 270 chilometri all'ora. In trenta minuti siamo a Suzhou, una delle città più antiche del bacino del fiume Yangzi. In taxi ci facciamo portare all'hotel già prenotato e situato non lontano dal Giardino dell'Amministratore Umile; considerato il più bello ed esteso giardino di Suzhou, andrebbe visitato in primavera quando con la fioritura raggiunge il suo pieno splendore. Passeggiamo, districandoci tra i troppi e numerosi gruppi di indisciplinati turisti cinesi che mal si conciliano con l'armoniosa sinfonia di laghetti ricoperti di fiori di loto, ponti, giardini rocciosi, alberi secolari, boschetti di bambù, labirinti e padiglioni che rispecchiano la ricerca dell'equilibrio e dell'armonia, tipiche della cultura cinese. Costeggiando il Giardino del Leone, raggiungiamo Pingiang Lu, che da quanto avevo letto, doveva ancora essere una via non votata eccessivamente al turismo. Purtroppo la situazione è cambiata; il susseguirsi ininterrotto di bar, ristoranti, pub e negozi ha fatto perdere ogni parvenza di autenticità alla via e cancellato i pochi palazzi in stile tradizionale rimasti in città.

Giovedì 23 ottobre - Dedichiamo la giornata odierna alla visita di alcuni villaggi d'acqua dello Jangsu, regione attraversata da quelle che in passato erano due delle principali arterie commerciali: il fiume Jangzi ed il Canale Imperiale. Sveglia alle 6, con il caratteristico ed animato quartiere in cui è situato l'hotel, già in pieno fermento. Alle 7 siamo in strada e a piedi ci portiamo al vicino terminal nord per cercare un autobus diretto a Luzhi. Ci spiegano che la prima partenza è prevista per le ore 8, ma che possiamo anche utilizzare l'autobus urbano n. 518 che ha una fermata in Jinjiang Lu, trafficata via, distante qualche centinaio di metri. Una camminata di pochi minuti e mentre controlliamo sui pannelli della pensilina i numeri degli autobus in transito, il nostro mezzo è alla fermata. Poco più di un'ora di viaggio attraverso i quartieri periferici della città e veniamo lasciati nel lungo viale d'accesso vicino all'arco in pietra che segna l'ingresso al borgo storico di Luzhi. Acquistati i biglietti, ci addentriamo per le strette strade acciottolate che costeggiano i canali su cui si affacciano vecchie abitazioni trasformate nella quasi totalità in negozi o ristoranti. Fortunatamente non ci sono troppi turisti; unica eccezione le numerose scolaresche in gita, che seppur rumorose, si spostano molto rapidamente da un monumento all'altro. Dopo aver visitato i siti previsti dal biglietto d'ingresso, i palazzi Shen, Xiagiao e Nangiao, antiche residenze di importanti famiglie del luogo, il Tempio di Baosheng ed i caratteristici ponti in pietra di Jinli e Xinglong, facciamo ritorno ai viali esterni per cercare un autobus diretto a Tongli. Le informazioni forniteci dall'ufficio turistico non sono però corrette; i numeri dei bus che ci hanno dato non sono quelli dei mezzi diretti alla località che vorremmo raggiungere; solo grazie all'aiuto di una donna in cerca di clienti per il suo risciò, che telefona ad un taxista riusciamo a procurarci un mezzo per raggiungere il villaggio di Tongli distante una ventina di chilometri. In meno di mezz'ora siamo all'ingresso del villaggio sorto nel IX° secolo sulle rive del Canale Imperiale; pagato il biglietto, passeggiamo lungo i canali le cui alzate sono occupate dai tavoli di bar e ristoranti. Anche qui molte dimore storiche, sono state trasformate in esercizi commerciali ed in negozi per turisti, qui più numerosi che a Luzhi. Visitiamo i siti inclusi nel costo del biglietto: la residenza Gengle Tang, edificio dell'epoca Ming, la residenza Chongben Tang, il museo di Wang Shaoao ed i giardini di Songshiwu e di Tuisi. Con il sole che sta calando raggiungiamo la nuova stazione degli autobus; prendiamo quello in partenza alle 16,50. Un'ora di strada in mezzo ad un traffico convulso e caotico e siamo di ritorno a Suzhou.

Venerdì 24 ottobre - Sveglia all'alba, con il sole, una grossa palla infuocata che lambendo le grigie tegole dei tetti, inonda di luce la nostra camera. Alle 7,10 usciamo dall'hotel e a piedi ci portiamo alla fermata dell'autobus urbano (n. 101) che transitando nei pressi del Terminal sud, ci consente di raggiungere comodamente la stazione di partenza dei mezzi diretti a Nanxum. Alle 8,35, lasciato il terminal, ci immettiamo nella vicina autostrada; la città sembra non finire mai, un centro abitativo in continua espansione, in cui vasti insediamenti industriali si alternano ad alti grattacieli, molti dei quali in costruzione. La regione è molto popolata; dopo un'ora e mezza di viaggio attraverso numerosi ed importanti centri abitati, giungiamo al terminal di Nanxum. Lasciati i bagagli in deposito, con un autobus urbano raggiungiamo il centro storico; iniziamo la visita del piccolo borgo fluviale situato al confine tra Jiangsu e Zhejiang, dalla biblioteca Jiaye, una delle grandi biblioteche private, in cui sono conservati 30.000 volumi, alcuni dei quali risalenti all'epoca Tang. Proseguiamo, con la visita ad alcune dimore appartenute a ricchi mercanti di seta; la Residenza della famiglia Zhang, la Residenza della famiglia Liu, entrambe caratterizzate dalla presenza di elementi architettonici di stile europeo e la Villa del Piccolo Loto, grazioso giardino appartenuto ad un ricco funzionario Quing. Un villaggio diverso da quelli visitati finora; meno turistico, senza turisti occidentali ma con comitive di pensionati cinesi. Nel pomeriggio, ritorniamo nuovamente al terminal per recuperare i bagagli e per prendere l'ultimo autobus della giornata diretto a Wuzhen (n. 222 - corse con cadenza oraria, dalle 8 alle 16). Percorrendo strade secondarie fra campi coltivati e rustici cascinali, giungiamo ad un piccolo villaggio. L'autista, dopo aver fatto scendere i passeggeri diretti a Wuzhen e caricatosi in spalla uno dei nostri bagagli, invitandoci a fare in fretta, imbocca un sentiero fra i campi ed oltrepassato un ponte pedonale raggiunge uno spiazzo sterrato con un minibus in sosta. Fatti salire i passeggeri e messosi alla guida del nuovo mezzo, percorre i restanti chilometri che ancora ci separano da Wuzhen.

Sabato 25 ottobre - Ci svegliamo prima dell'alba a causa dei rumori provenienti dalla strada. Affacciandoci alla finestra vediamo che nella via è stato allestito un chiassoso mercato alimentare in cui i contadini provenienti dai piccoli villaggi della campagna, hanno posto in vendita ortaggi, frutta, uova, pesci ed animali da cortile: galline ed agnelli. Alle 7 siamo in strada per iniziare la visita di Wuzhen, antico borgo fluviale, risalente all'epoca Tang, che grazie ad una fitta rete di canali ed alla vicinanza con il Canale Imperiale, fu in passato, un importante centro commerciale rinomato per la produzione della seta e che oggi, dopo un ambizioso progetto di restauro, è diventata una apprezzata meta turistica. Iniziamo la visita della città vecchia, dal quartiere occidentale, quello in cui già ci troviamo; percorriamo le strette vie che si snodano tra vetusti edifici costruiti sulle sponde dei canali e piccole piazze un tempo utilizzate per stendere ad asciugare i tessuti ed i batik di colore blu, tipici dello Jiangnan. Entriamo in alcune dimore del XVIII° secolo, appartenute a ricche famiglie di commercianti, oggi trasformate in musei; presso la vecchia distilleria Gongsheng, tuttora in attività, assistiamo a varie fasi della distillazione della grappa di riso. L'afflusso di visitatori, già di primo mattino, è considerevole; decidiamo di trasferirci nella parte orientale della città, molto ben conservata, ma anche molto più turistica. Ovunque negozi, bar, ristoranti e la solita marea umana, in mezzo alla quale ci districhiamo per raggiungere, costeggiando il canale principale, la Torre del Bianco Loto, tempio a sette piani, edificato lungo il canale esterno, oggi via di transito per grosse chiatte adibite al trasporto di ghiaia. Nel primo pomeriggio rientriamo in hotel per recuperare i bagagli; grazie al proprietario che si offre di accompagnarci con la sua autovettura, in pochi minuti raggiungiamo la nuova autostazione, situata in periferia. Troviamo posto sull'autobus per Hangzhou, città con oltre sei milioni di abitanti, capoluogo dello Zhejiang, in partenza alle 15,15; un'ora e mezzo di viaggio e siamo al terminal di Jibao, collegato al centro città da una linea della metropolitana. A piedi ci dirigiamo verso l'albergo situato in Zhongshan street, arteria pedonale che attraversa il vivace quartiere di Wushan. Depositati i bagagli, percorrendo Qinghefang, animata via commerciale, raggiungiamo la Torre del Tamburo ed il vicino mercato alimentare notturno, in cui le numerose bancarelle cucinano al momento specialità gastronomiche per ogni palato; tra i piatti più particolari spiccano quelli con insetti, scorpioni, giganteschi ragni e larve di ogni tipo.

Domenica 26 ottobre - Usciamo un poco più tardi del solito per recarci nella piazza adiacente la Torre del Tamburo, punto di transito di taxi e mezzi pubblici, per prendere l'autobus urbano (n. 334) che transitando in Qinghe Lane permette di raggiungere la Pagoda Leifeng, frequentato luogo di preghiera, edificato in tempi recenti sulla collina Jizhao, promontorio nella parte meridionale del Lago Occidentale. La pagoda, visibile da lontano per l'alta guglia dorata, in sè, non è particolarmente suggestiva, anche se il seminterrato cela le rovine della costruzione originale, eretta intorno all'anno 1000 in mattoni e terra. Stupenda è la vista panoramica che si gode dall'ultimo piano, una visione a trecentosessanta gradi sulle vicine colline coltivate a the, sul lago sottostante e sullo skyline della città; vista purtroppo penalizzata dalla foschia dovuta alla giornata, calda e soleggiata, con un elevato tasso di umidità. Muovendoci con i mezzi pubblici (autobus n. Y2) ci spostiamo nella zona collinare compresa tra i picchi Meiren e Feilai per recarci al vasto parco che ospita i templi di Lingyin e di Quinci. Superata la biglietteria, una larga strada pedonale lastricata in pietra e marmo consente il passeggio alle migliaia di persone che, come in ogni giorno festivo, affollano il parco; molto più suggestivo è lo stretto sentiero che si snoda ai piedi della montagna e che permette di ammirare le oltre 470 tra statue e bassorilievi buddisti, incisi o scavati nelle rocce, tra il X° ed il XIV° secolo. Tralasciamo l'ingresso all'affollatissimo tempio di Lingyin, risalente al IV° secolo, distrutto e ricostruito numerose volte ed attraversato il villaggio di Fayun, proseguiamo fino al più isolato tempio di Quinci, immerso nel verde di alberi secolari e di piantagioni di the. Ritornati nuovamente in città, utilizzando la metropolitana ci portiamo in Zhongshan street; recuperati i bagagli, in taxi raggiungiamo l'autostazione ovest situata all'estrema periferia della città, punto di partenza degli autobus diretti nello Huizhou, regione meridionale della provincia dell'Anhui. Alle 20, dopo tre ore di viaggio, quasi interamente in autostrada, tra insediamenti industriali e piccoli villaggi arriviamo a Tunxi, nostra meta odierna.

Lunedì 27 ottobre - Essendo la piccola città di Tunxi dotata di un'efficiente rete di mezzi pubblici, con l'autobus urbano n. 8 che si ferma proprio di fronte al nostro hotel, raggiungiamo il terminal degli autobus a lunga e media percorrenza che come in ogni centro urbano cinese è stato trasferito all'estrema periferia della città. Siamo diretti a Chengkan, uno dei più caratteristici e rurali villaggi huizhou; un breve tragitto in minibus attraverso zone collinari ed in trenta minuti siamo di fronte alla biglietteria, punto di accesso al villaggio. Oltrepassata la cinta muraria, ci ritroviamo su una vasta spianata delimitata da un laghetto con piante acquatiche dove la gente del luogo sta adornando ceste e supporti in bambù con zucche, peperoncini ed altre verdure. Fra oche starnazzanti e galline camminiamo per le vie del villaggio in cui la gente continua a vivere secondo abitudini e tradizioni agresti; incrociamo anziani contadini che lentamente si recano nei campi con la zappa sulla spalla mentre altri sono già al lavoro fra bufali al pascolo. Lungo stretti ed animati vicoli acciottolati, tipiche case di campagna si alternano a vecchie dimore signorili trasformate in museo. Ne visitiamo alcune; la residenza Ha, lo Yang Yi Tang, edificio a tre piani del XV° secolo, il tempio ancestrale Luo Dongshu, imponente complesso in legno, un alternarsi di padiglioni e cortili costruito nel XVI° secolo, il Ponte Huanxiu. Dopo aver passato l'intera mattina nel villaggio, ci rechiamo al vicino parcheggio dei minibus per fare ritorno al terminal di Yansì e da qui raggiungere Shexian, Tangmo e le località limitrofe. Fino alle 13,30 non ci sono partenze; fuori dall'autostazione vediamo un motorisciò a tre ruote, lo contattiamo e trovato l'accordo ci facciamo portare a Shexian, distante una decina di chilometri. A piedi raggiungiamo il centro storico circondato da mura ed approfittando dell'assenza dell'addetto al controllo alla grossa porta d'accesso raggiungiamo la piazza su cui si erge l'Arco Xuguo, ultimo esempio di arco decorato da bassorilievi su tutti i lati. E' anche l'unico monumento degno d'interesse rimasto nel borgo, le vecchie dimore sono state tutte trasformate in moderni negozi di souvenir, di abbigliamento o di pelletteria. Percorriamo la via centrale fino a raggiungere l'altra estremità del paese dove, per altro, non è previsto alcun tipo di controllo e con un motorisciò raggiungiamo il vicino piccolo borgo di Yuliang. Percorrendo Yuliang Jiè, stretta via acciottolata che attraversa il villaggio in tutta la sua lunghezza e su cui sorgono edifici un tempo utilizzati per lo stoccaggio di legno, sale e the, che per via fluviale venivano spediti in tutta la Cina, raggiungiamo il sentiero che costeggiando il corso del fiume Lian, riporta a Shexian. Si sta facendo tardi, in motorisciò, raggiungiamo il villaggio di Tangmo. Manca circa un'ora alla chiusura; essendoci due tipi di biglietto, di cui il più costoso è comprensivo della visita a laboratori artigiani, chiediamo di acquistare quello che prevede il solo ingresso al villaggio. Nulla da fare, non c'è possibilità di acquistare il biglietto richiesto. Come avevamo già avuto modo di sperimentare in alcune località visitate nei giorni scorsi, al turista occidentale non è concesso che l'acquisto del biglietto più costoso; le agevolazioni sono riservate solo ai cittadini cinesi, anche se i pannelli esplicativi, scritti anche in inglese, indicano il contrario. Senza perdere ulteriore tempo, lasciata la biglietteria, ci incamminiamo lungo la strada carrozzabile che costeggiando un piccolo corso d'acqua porta alle costruzioni più recenti di Tangmo; percorso qualche centinaio di metri, ci addentriamo nel paese fino a raggiungere, senza incontrare alcun tipo di controllo, il vecchio nucleo abitativo, caratterizzato da semplici abitazioni di epoca Qing i cui porticati costeggiano le sponde del canale che attraversa il villaggio. Tutte le attività, come pensavamo, sono già cessate ed i pochi negozi stanno chiudendo; con il sole che tramontando, sparisce dietro al ponte coperto di Gaoyang, lungo vie ormai deserte, costeggiamo il giardino Tan'Gan per ritornare al parcheggio dove è rimasto ad attenderci per riportarci a Shexian il conducente del motorisciò, un anziano e disponibile signore.

Martedì 28 ottobre - Dopo essere stati nella giornata di ieri ai "villaggi settentrionali", oggi ci dirigiamo ai "villaggi occidentali", conosciuti per essere i più pittoreschi ma anche i più turistici dell'intera regione dello Huizhou. In autobus lasciamo Tunxi; dopo aver attraversato vaste aree urbane ed insediamenti industriali, ci ritroviamo nuovamente in zone prettamente agricole. In poco più di un'ora siamo a Yixian, la città più importante della valle; lasciati i bagagli in deposito al terminal degli autobus, con un motorisciò raggiungiamo Xidi, villaggio costruito intorno all'anno 1000, roccaforte della famiglia Hu, il cui capostipite fu uno dei figli dell'ultimo imperatore della dinastia Tang. Un villaggio ricco di residenze signorili con ingressi incorniciati da architravi in legno intagliato che si affacciano su un dedalo di vicoli e piazzette prese d'assalto da gruppi di turisti cinesi e dai tantissimi studenti delle scuole d'arte che si esercitano in disegno e pittura e che troviamo in ogni angolo del villaggio. Camminiamo per le strette vie in cui numerosi sono gli edifici costruiti nell'elegante stile huizhou; residenze dal tetto a doppio spiovente, ricche di elementi decorativi, che riflettono il livello di prestigio e prosperità raggiunto dai ricchi mercanti che vi risiedevano. Dopo un ultimo sguardo al Huwenguang Paifang, splendido arco decorativo a tre volte, simbolo dell'antico status di Xidi, facciamo ritorno a Yixian, per raggiungere il vicino villaggio di Hongcun. Depositati i bagagli in hotel, con un motorisciò ci facciamo portare alla foresta di Mukeng; a piedi ci addentriamo nella selva di bambù per seguire il percorso ad anello, che risalendo il crinale di una collina, con una ripida e faticosa scalinata, permette di affrontare una piacevole passeggiata della durata di circa due ore, fra piantagioni di the e colline, la cui vegetazione è costituita quasi interamente da rigogliose e svettanti canne di bambù. Con un autobus di passaggio scendiamo nuovamente ad Hongcun; dopo aver acquistato il biglietto ed avuto garanzie sulla sua validità anche per la giornata di domani, ci addentriamo nei vicoli del borgo storico, illuminati dalla luce fioca delle lanterne, fino a raggiungere lo Stagno della Luna ed il Lago Meridionale, intorno ai quali si erge la parte più antica del villaggio.

Mercoledì 29 ottobre - Mi alzo prima dell'alba nella speranza di vedere il sole sorgere e specchiarsi nelle placide acque del lago prima dell'arrivo della massa di turisti; fatica sprecata, piove. Dedichiamo la mattina alla visita del villaggio raggiungendo la parte più antica e caratteristica, in cui vecchie dimore risalenti all'epoca Ming, come il palazzo Chengzhi, la Lexu Tang, il palazzo dell'Accademia o la torre Biyuan Chalou si specchiano nelle acque dello Stagno della Luna e del Lago Meridionale. Con i gruppi di turisti cinesi che arrivano a frotte e gli studenti delle scuole di disegno posizionati in ogni angolo riparato che rendono ancora più arduo il passaggio della fiumana umana nelle strette viuzze, sotto una pioggia sempre più fitta ed insistente, ritorniamo a prendere i bagagli e raggiungiamo la stazione degli autobus. Un minibus sta cercando gli ultimi passeggeri; il tempo di prendere posto e lasciamo Hongcun. Ci dirigiamo verso le colline; un itinerario differente, più diretto e tortuoso che si snoda attraverso strette valli incassate tra i monti, che si ricongiunge alla strada utilizzata all'andata a Xiuning, cittadina di pianura ad una decina di chilometri da Tunxi. Dedichiamo il pomeriggio alla visita della città; passeggiando lungo Lao Jie, la vecchia strada che attraversa il centro storico, oggi animata via commerciale in cui le antiche case in legno risalenti alla dinastia Ming sono state trasformate in negozi di souvenir, ci rechiamo al mercato del the ed al gruppo di residenze storiche di Chengshi Sanzhai, eleganti case huizhou ormai soffocate da moderni centri commerciali.

Giovedì 30 ottobre - Di buon ora ci rechiamo all'autostazione per prendere il primo autobus del mattino diretto a Wuyuan di cui siamo già in possesso dei biglietti, avendoli acquistati ieri. Con nostra sorpresa, l'autista non si dirige all'adiacente casello autostradale ma prosegue sulla statale 220 che dopo un tratto in pianura, attraverso villaggi e campi coltivati, si addentra in una zona montagnosa, dalla vegetazione rigogliosa composta da alberi ed alte canne di bambù. Qualche breve sosta in sperduti villaggi, per consentire la salita a bordo di nuovi passeggeri e finalmente imbocchiamo l'autostrada G56; dopo due ore di viaggio siamo al terminal di Wuyuan. Trovata la sistemazione per la notte, in taxi raggiungiamo il villaggio di Yancun; pagato il biglietto che consente la visita dei due villaggi della valle, ci incamminiamo lungo il sentiero che con una piacevole passeggiata attraverso risaie e campi coltivati, permette di raggiungere l'antico borgo contadino in cui numerose sono le vecchie dimore, tuttora abitate, costruite in epoca Qing. Proseguendo lungo un viottolo di campagna raggiungiamo il villaggio di Sixi, delizioso borgo utilizzato come set cinematografico in diverse produzioni cinesi; un alternarsi di vecchie case fatiscenti e di residenze, tuttora abitate, trasformate in musei. Passeggiando per i vicoli su cui si aprono stretti passaggi che conducono a cortili in cui si svolgono le attività quotidiane, raggiungiamo ad uno degli ingressi del paese, il caratteristico Tongji Qiao, antico ponte coperto in legno, punto di ritrovo per gli anziani che ingannano il tempo, giocando a carte. Dopo aver visitato alcune residenze aperte al pubblico, facciamo ritorno a Yancun e da qui, camminando sulla strada carrozzabile, raggiungiamo la statale per rientrare a Wuyuan con il primo minibus in transito.

Venerdì 31 ottobre - Usciamo un poco più tardi del solito ed utilizzando un bus urbano raggiungiamo la piazza da cui partono i minibus che servono i villaggi dei dintorni. Attorniati dai vari conducenti che ci sciorinano le loro destinazioni, cerchiamo un mezzo diretto a Xiao Likeng. Il tempo di salire su un minibus, in attesa degli ultimi passeggeri e partiamo; il trasferimento è breve, in meno di mezz'ora ci ritroviamo ad un incrocio in mezzo alla campagna. L'autista ci fa scendere indicandoci la direzione da seguire per raggiungere la biglietteria posta all'ingresso del villaggio. Ci incamminiamo attraverso i campi, fino a raggiungere il piccolo borgo; molto caratteristico, è attraversato da un canale su cui si affacciano le vecchie case tradizionali adornate con lanterne rosse e collegate da numerosi ponticelli in pietra ad un dedalo di vicoli, affollati di turisti cinesi, nonostante il tempo inclemente. Unica nota stonata, l'imponente viadotto della ferrovia ad alta velocità che sovrasta il borgo deturpandone il paesaggio. Sul finire della mattinata, ritorniamo sulla statale; una breve attesa e con il primo minibus in transito, rientriamo a Wuyuan. Recuperati i bagagli, non ci resta che recarci al vicino terminal per prendere l'unico autobus del pomeriggio, previsto per le 13,15, diretto a Yushan e che transita per Jinsha, una delle due località da cui si può accedere al parco nazionale di Sanqing Shan, che vorremmo visitare nella giornata di domani. Tra borghi agricoli e campi coltivati, tipici della campagna cinese, ci avviciniamo seguendo il corso del fiume Tiquan, ai monti Sanqing; la fitta e rigogliosa vegetazione ci fa comprendere di essere in una zona molto umida e piovosa. In un paio d'ore raggiungiamo Jinsha, attrezzata località turistica assai frequentata, uno dei punti di partenza della funivia che collega il fondovalle con i caratteristici picchi rocciosi che la circondano. Scesi dall'autobus veniamo avvicinati da un signore che ci propone il soggiorno in un resort dotato di 267 camere, in cui cerca di indirizzare il maggior numero di persone possibili; la vasta disponibilità alberghiera e la concorrenza spietata ci consentono di alloggiare in un hotel a quattro stelle, ad un prezzo stracciato.

Sabato 1 novembre - A piedi raggiungiamo la vicina stazione della funivia; una breve coda ed alle 7,45, siamo in possesso dei biglietti che ci consentono di accedere alla cabina ad otto posti che dai 360 metri di Jinsha porta agli oltre 1.300 metri della stazione di arrivo. Purtroppo il tempo non è bello, saliamo avvolti dalle nuvole. Confidiamo in un miglioramento, che purtroppo non avverrà. Anzi, una volta in quota le condizioni meteo peggiorano; saranno nebbia e pioggia a farci compagnia per il resto della giornata. Districandoci in mezzo all'assembramento dovuto alla presenza di tantissimi gruppi di turisti cinesi, percorriamo il Sunshine trail, sentiero che snodandosi in parte in piano ed in parte su ripide scalinate, conduce al tempio taoista Sanqing; una camminata di circa cinque ore, che comporta affrontare per due volte, un dislivello di trecento metri, salendo e scendendo faticosi e scivolosi scalini scavati nella roccia. Un percorso estremamente spettacolare, per lunghi tratti su una passerella in cemento sospesa nel vuoto, lungo pareti verticali tra picchi granitici ed alberi modellati dal vento ma che non abbiamo potuto apprezzare come dovuto a causa delle avverse condizioni meteo e della nebbia che ci hanno impedito di ammirare il paesaggio circostante. Percorrendo il sentiero meridionale, raggiungiamo la stazione sud, quella che consente, utilizzando la funivia, di scendere a Sanqing. Le due località di fondovalle non sono collegate tra loro da alcun servizio pubblico; per fare ritorno a Jinsha distante una ventina di chilometri non possiamo fare altro che utilizzare un taxi. Ritirati i bagagli, raggiungiamo lo spiazzo di partenza degli autobus; optiamo per quello delle 14,40 che ci consente di essere a Yushan nel tardo pomeriggio. Sistematici in un hotel nei pressi dell'autostazione, sotto una pioggia battente, raggiungiamo in motorisciò, la stazione ferroviaria dove prenotiamo i posti ed acquistiamo i biglietti del treno per Wuyi di domani mattina.

Domenica 2 novembre - E' ancora buio quando lasciamo l'hotel per raggiungere la stazione ferroviaria, dove apprendiamo, non senza sorpresa, che il treno K942 che dovevamo prendere è stato soppresso. Cerchiamo una soluzione alternativa ma non essendoci fino a sera, convogli diretti a Wuyi, non abbiamo altra possibilità che salire sull'espresso K1374 delle 8,38 diretto a Jinhua e da lì raggiungere la nostra destinazione odierna. Come quasi sempre accade, le carrozze sono molto affollate; ogni vagone è al limite della capienza. Con la soppressione del treno, abbiamo perso la possibilità di avere posti riservati e solo grazie alla cortesia di una signora che ci fa un poco di spazio, possiamo accomodarci, sedendoci in tre su due sedili. Non è un lungo viaggio quello che dobbiamo affrontare; in un paio d'ore siamo a Jinhua, dove, come dubitavamo, non sono previste partenze per Wuyi. Decidiamo di proseguire in autobus, ma non avendo indicazioni in merito, dobbiamo cercare il terminal di partenza. Con un motorisciò raggiungiamo l'autostazione più vicina; purtroppo non è quello giusta. Con l'aiuto di due ragazze che parlano un poco di inglese e grazie alle informazioni che riescono ad ottenere telefonicamente, veniamo a sapere che i mezzi in servizio sulla linea che collega Jinhua a Wuyi partono dal terminal sud, situato alla periferia della città. Una veloce corsa in taxi attraverso la città e giungiamo al terminal in tempo per prendere l'autobus di mezzogiorno; quaranta minuti di viaggio in autostrada e siamo a destinazione. Depositati i bagagli nell'hotel prenotato tramite internet, ci rechiamo alla fermata del minibus per Guodong, piccolo ma caratteristico villaggio rurale risalente all'epoca Song, che si trova nelle immediate vicinanze di Wuyi. Circondato da colline ricoperte di bambù, conserva nella parte centrale, numerosi ed interessanti edifici di epoca Ming; la Sala ancestrale, il padiglione Fanyu, il padiglione Renlan, il Tempio degli Antenati della famiglia He, a cui si giunge percorrendo stretti vicoli acciottolati dopo aver attraversato l'antico ponte Hui Long. Con l'ultima corsa diretta in città, facciamo rientro a Wuyi dove acquistiamo i biglietti per l'autobus di domani.

Lunedì 3 novembre - Percorriamo a piedi le poche centinaia di metri che separano l'hotel dal terminal degli autobus. Lasciamo Wuyi e seguendo un percorso quasi interamente pianeggiante, lungo le autostrade G25 e G1513, in poco più di tre ore raggiungiamo Wenzhou, importante città portuale dello Zhejiang. Dal terminal posto all'uscita dell'autostrada, con un taxi ci portiamo nel centro della città; scegliamo il quartiere a ridosso della collina di Songtai che presenta diverse interessanti sistemazioni alberghiere ed alle cui pendici sorge il tempio di Maguo. La scelta si rivela azzeccata, ci sistemiamo in un hotel lungo Renmin Xilu, viale percorso da numerose linee urbane. Il primo contatto con la città, che con i suoi otto milioni di abitanti è la più popolata dello Zhejiang, lo abbiamo proprio muovendoci con i mezzi pubblici; in autobus (n.5) ci rechiamo alla stazione centrale dove apprendiamo che la prenotazione dei posti e l'acquisto dei biglietti per i treni ad alta velocità, può essere fatta esclusivamente alla stazione sud, modernissimo complesso concettualmente simile ad un aeroporto, punto di partenza e di transito per quella tipologia di convogli. Con un autobus a due piani (n.5) da cui si ha una comoda visione panoramica sulle trafficate vie cittadine, ritorniamo al Tempio di Maguo, frequentato edificio religioso risalente alla dinastia Tang. Dopo essere stati alla stazione sud, situata all'estrema periferia urbana ed aver finalmente acquistato i biglietti per Xiamen, terminiamo la giornata in Wuma street, animata e vivace arteria pedonale nel cuore storico della città.

Martedì 4 novembre - In taxi raggiungiamo l'imbarcadero da cui partono i traghetti che (corse ogni dieci minuti a partire dalle 7,50) collegano il centro di Wenzhou al quartiere industriale di Oubei. Attraversato il fiume Ou, in questo punto molto largo, ci incamminiamo verso l'autostazione, situata a ridosso della zona portuale; da qui partono gli autobus che collegano la costa settentrionale con i villaggi dell'entroterra. Essendo gli orari dei mezzi solitamente in coincidenza con quelli dei traghetti, senza perdere tempo ci rechiamo al marciapiede da cui è in attesa di partire l'autobus per Yantoncum. Attraversato il vecchio e caratteristico, anche se un poco fatiscente, quartiere portuale, ci dirigiamo percorrendo una trafficata superstrada verso le basse montagne retrostanti. A Yantoncum è giorno di mercato; prima di visitare il complesso storico, ci aggiriamo fra bancarelle e venditori che propongono le loro mercanzie sotto lo sguardo interessato di acquirenti e curiosi giunti anche dai villaggi vicini. Lo scoppio di bengala e petardi ci annuncia l'arrivo in auto di una sposa; elegante nel suo abito rosso si sporge a salutare astanti e curiosi. Ma la nostra attenzione viene attratta, da un gruppetto di donne intente a lavorare l'impasto che grazie al sapiente utilizzo di due bastoncini di legno viene trasformato in spaghetti finissimi lasciati ad essiccare, su trespoli di legno, disposti lungo la via. Una pratica diffusa, che vedremo anche in altri luoghi durante la giornata odierna, frutto di manualità e maestria. Quando in tarda mattinata, il mercato comincia a spopolarsi, ci dirigiamo verso la Città vecchia, insediamento risalente alla fine del periodo delle Cinque Dinastie, caratterizzato da un vasto specchio d'acqua costeggiato da salici lungo cui si snoda Lishui Jie, un suggestivo passaggio coperto dal fondo in acciottolato, lungo alcune centinaia di metri, che divide il canale da antiche botteghe e vecchie abitazioni riparate da spesse porte di legno. Passeggiando per le vie semi-deserte raggiungiamo la Sala Ancestrale, edificio che racchiude un bacino ed un palcoscenico ed il Tempio Tahu, luogo di culto taoista con le pareti annerite dal fumo delle candele. In autobus ci spostiamo al vicino villaggio di Cangpo; attraversata la Porta Xi ci ritroviamo sulle sponde del Laghetto Occidentale, bacino, attorno al quale sorgono numerose antiche residenze quali il Santuario Ancestrale della famiglia Li e la Sala della Luna. Con un risciò scendiamo a Yantoncun e da qui in autobus facciamo ritorno a Oubei. Alle 17,00 siamo al ferry; traghettiamo e con un autobus urbano rientriamo in città.

Mercoledì 5 novembre - Alle 7,30 lasciamo l'hotel per raggiungere in autobus la stazione sud. La calca dovuta all'afflusso di centinaia di persone è veramente considerevole; superati i controlli di sicurezza ci dirigiamo tra la folla, alla pensilina di partenza del nostro convoglio. Abbiamo acquistato i biglietti per il treno D 3219 delle 8,53 che percorrendo la nuova linea ferroviaria costruita appositamente per i convogli ad alta velocità permette di coprire, comodamente, in tre ore e mezza, i 520 chilometri che separano Wenzhou da Xiamen. Tracciata seguendo una linea pressochè retta e costruita a ridosso della zona costiera, consente al convoglio composto da dodici carrozze che possono trasportare 1.200 passeggeri di viaggiare ad una velocità di crociera superiore ai 200 km/h. Dai finestrini è un susseguirsi ininterrotto di grandi e piccoli centri abitati, ovunque con edifici residenziali ed industriali in costruzione ma soprattutto di gallerie e viadotti; decisamente inusuale, il lungo viadotto che attraversa una insenatura marina, nelle vicinanze di Xiapu, zona di intense coltivazioni ittiche. Alle 12,30 siamo alla stazione nord costruita, per rispettare la linearità del tracciato, in aperta campagna a venticinque chilometri da Xiamen. Con un autobus della BTR, l'azienda di trasporti cittadini che funge da metropolitana di superficie, raggiungiamo rapidamente il centro della città, grazie alla strada sopraelevata riservata esclusivamente ai mezzi di questa compagnia. Scendiamo nei pressi della stazione degli autobus di Hubin e lasciati i bagagli in hotel con un autobus urbano (n.43) raggiungiamo il molo di imbarco per Gulang Yu, una volta tranquilla e verdeggiante isola abitata da una folta comunità straniera che vi costruì palazzi e chiese, oggi affollatissimo centro turistico alla moda in cui la quiete di un tempo è stata soppiantata dalle luci colorate e dalla musica con cui, un numero spropositato di esercizi commerciali, bar, pub, fast-food e ristoranti richiamano folle di giovani e di turisti. Siamo nel pieno della movida, dopo aver cenato in mezzo ad una calca e ad un frastuono incredibile riprendiamo il ferry che ci riporta sulla terra ferma ed in autobus (n.25) rientriamo in hotel.

Il resoconto da giovedì 6 a domenica 16 novembre si trova nella sezione Cina - Fujian

 
 
 
 
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