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GEORGIA
 
 
" Nel cuore del Caucaso "

Un viaggio in Caucaso, in una delle aree più affascinanti e travagliate dell'Asia Minore, teatro fino a qualche anno fa di guerre e secessioni, in una nazione - la Georgia - capace di offrire splendidi paesaggi alpini dominati dalle vette innevate dei monti dell'Alto e del Piccolo Caucaso, pianure coltivate, aree semidesertiche simili alla steppa mongola ed importanti vestigia storiche.
Un lungo giro tra chiese affrescate, antichi monasteri, fortezze, città rupestri, in un fantastico susseguirsi di vasti altopiani, fiumi impetuosi, gole tortuose e strette valli disseminate di minuscoli villaggi su cui svettano le case-torri degli Svan.


Il resoconto da domenica 4 a martedì 6 ottobre, si trova nella sezione Armenia.

Mercoledì 7 ottobre - Con un cielo scuro e carico di nubi nere dovuto ad una lunga notte di pioggia, torniamo nuovamente al monastero di Haghpat. Anche oggi non c'è molta luce, ma riusciamo ugualmente ad apprezzare la magnificenza delle varie costruzioni che costituiscono il complesso monastico, un insieme di edifici costruiti con stili diversi, eretto intorno all'anno 1000: la chiesa di Santa Croce, costruzione a pianta cruciforme caratterizzata da una grande cupola, la cappella di San Gregorio, la chiesa di Surp Astvatsatsin, la biblioteca, la torre campanaria. Ci portiamo quindi al vicino monastero di Sanahin, complesso circondato da alberi d'alto fusto e costituito da gallerie medioevali utilizzate nei secoli come aule scolastiche, da chiese e da cappelle annerite, ricche di lapidi incise, sopra cui si staglia la cupola conica della chiesa del Santo Redentore. Lasciata Alaverdi, ci rimettiamo in viaggio verso la frontiera georgiana; con una deviazione raggiungiamo il monastero di Akhtala, complesso situato su uno sperone roccioso, circondato da mura difensive ormai quasi del tutto scomparse. Entriamo nella chiesa di Surp Mariam Astvatsatsin, basilica a tre navate dalle evidenti influenze bizantine, edificata nel XIII° secolo sulle rovine di una chiesa pre-esistente; mentre ammiriamo le pareti splendidamente affrescate che raffigurano la Santa Vergine ed il Giudizio Universale, il custode non accortosi della nostra presenza, nell'assentarsi per la pausa pranzo ci chiude all'interno dell'edificio. In attesa del suo ritorno, ne approfittiamo per scattare alcune foto, ma nel contempo senza perderci d'animo, troviamo anche il modo di uscire da una porta secondaria. Pochi chilometri e siamo al valico di confine di Bagratashen; espletate velocemente le pratiche doganali entriamo in Georgia. Il paesaggio cambia nuovamente; lasciata la gola montagnosa del Debed, ci ritroviamo tra basse colline e campi coltivati a granoturco. Anche le condizioni della strada sono nettamente migliori; il fondo asfaltato è senza buche o rappezzi mentre il traffico è molto più sostenuto e poco rispettoso delle regole stradali. Raggiungiamo Tbilisi, la capitale, città moderna e congestionata in cui vive un quarto della popolazione dell'intera nazione. Preso possesso della camera nell'hotel prenotato su internet, situato nella zona universitaria, ci rechiamo alla vicina stazione di Vazha Pshavela, per raggiungere, utilizzando entrambe le linee della metropolitana, il centro città. A piedi, ci dirigiamo ad Avlabari, quartiere situato sulle rupi che sovrastano il fiume Mtkvari e percorrendo le anguste vie acciottolate risaliamo la collina di Elia, su cui si erge la Cattedrale di Tsminda Sameba, imponente e moderna costruzione, consacrata pochi anni orsono, che domina il panorama della città. Scendiamo verso la chiesa di Metekhi ed oltrepassato lo storico ponte omonimo, raggiungiamo Kote Abhazi, frequentata e centralissima via, lungo cui sorgono molti dei più importanti monumenti di Tbilisi.

Giovedì 8 ottobre - Nel caotico traffico mattutino attraversiamo la città per raggiungere la periferia sud e dirigerci verso Rustavi, utilizzando la superstrada, ancora in costruzione, destinata a collegare Tbilisi con l'Azerbaijan. Per lunghi tratti si è costretti a viaggiare nell'unica carreggiata percorribile; il traffico è molto intenso e la guida richiede sempre la massima attenzione in quanto i conducenti georgiani interpretando a loro modo le indicazioni stradali, proseguono contromano anche laddove le carreggiate della superstrada sono entrambe percorribili. A Rustavi, ci immettiamo in strade secondarie assai meno trafficate; oltrepassata Gardabani raggiungiamo il villaggio di Mzianeti, situato in prossimità del confine azero, da cui si diparte la pista che attraverso una landa desertica molto simile in quanto a conformazione alla steppa mongola, conduce in un continuo saliscendi attraverso basse colline ricoperte di erba ormai ingiallita, al complesso monastico di Davit Gareja. Dopo aver fatto una deviazione al piccolo monastero rupestre di San Giovanni Battista, in cui vivono un paio di monaci e che abbarbicato su un costone roccioso domina la vallata, arriviamo al monastero di Lavra, complesso costituito da edifici risalenti ad epoche diverse, disposto su più livelli, in cui alle vecchie celle scavate nel tufo della montagna sono state aggiunte nuove costruzioni in pietra. Costeggiando il muro perimetrale del monastero, imbocchiamo il ripido sentiero che risalendo il crinale della montagna conduce alla cresta strapiombante sulla piana sottostante e da cui si diparte lo stretto camminamento che tagliando la parete rocciosa della falesia per la sua lunghezza, permette di accedere alla cinquantina di grotte, che costituiscono il monastero di Ubadno. Molte ormai spoglie, sono diventate un rifugio per gli uccelli; in altre, gli affreschi realizzati tra il X° ed il XIII° secolo si sono invece conservati in buone condizioni; su tutti spiccano per bellezza quelli che affrescano le pareti del refettorio e della chiesa di San Giorgio. Terminato in circa tre ore, il percorso ad anello che permette di visitare le grotte e di ammirare il paesaggio sulla sottostante pianura, facciamo ritorno al monastero di Lavra, tuttora abitato dai monaci e solo parzialmente accessibile al pubblico, in cui si può ammirare la semplice chiesa rupestre di Peristsvaleba. Ritornati all'auto, percorrendo una strada asfaltata in pessime condizioni a causa delle innumerevoli buche che attraversa aree rurali coltivate e prati adibiti a pascolo, raggiungiamo Sagarezdo, paese situato all'incrocio con la statale proveniente da Tbilisi. Deviamo per Sighnaghi, grazioso borgo edificato nel XVIII° secolo sulla sommità di un colle, circondato da una cinta di mura difensive, che racchiude molte case d'epoca accuratamente restaurate, con porticati e balconate lignee.

Venerdì 9 ottobre - Percorrendo una strada sterrata ridotta ad un tratturo fangoso, raggiungiamo sotto una fitta pioggerellina il convento di Bodbe; a causa della pioggia che nel frattempo si è fatta battente, decidiamo di fermarci alla vasca delle abluzioni dei pellegrini in quanto la chiesa, che ospita la tomba di Santa Nino ed il monastero sono raggiungibili solo dopo una camminata attraverso il bosco. Lasciamo Sighnaghi, deserta ed avvolta dalla nebbia, per proseguire lungo la strada che tortuosa si snoda attraverso gli ondulati vigneti del Kakheti; oltrepassate le cittadine di Avraga, Gurzhami e Telavi raggiungiamo Gremi, l'antica capitale della regione, dove visitiamo la fortezza, una piccola cittadella protetta da mura che racchiude la Chiesa degli Arcangeli risalente al 1565, affrescata con dipinti dalle tonalità molto scure, ed il piccolo e scarno museo, ospitato nella torre attigua. Ripresa l'auto raggiungiamo Pshaveli, per risalire per un breve tratto la valle che attraverso l'Abano Pass porta nella regione del Tusheti, irraggiungibile nei giorni del nostro viaggio a causa di una grossa frana che nell'estate si è portata a valle un lungo tratto di strada. Saliamo fino a Lechuri piccolo villaggio ai piedi dei primi contrafforti montuosi; è in corso la transumanza, enormi greggi con centinaia di capi stanno scendendo dai pascoli sui monti. Ci spostiamo ad Alaverdi per visitare la Cattedrale, fatta erigere nel XI° secolo, molto snella ed armonica grazie ai suoi cinquanta metri di altezza che, come altre chiese nella regione presenta pochissimi affreschi. Nel dirigerci a Tionety sbagliamo un bivio e ci ritroviamo nuovamente nei pressi di Telavi; imbocchiamo allora la lunga salita che fra bellissimi boschi dai colori autunnali conduce ai 1.620 metri del passo di Gombori. Dopo aver percorso strette strade asfaltate tra campi di mais, vigneti e semplici villaggi agresti, passando per Saguramo raggiungiamo Mtskheta, luogo che rappresenta il cuore spirituale della Georgia e che riveste un significato quasi mistico nella cultura del paese. Ci portiamo alla guest house in cui alloggeremo, situata in una posizione invidiabile e dal cui terrazzo si ha una magnifica vista sul complesso ecclesiastico e sull'alta cerchia muraria merlata eretta alla fine del 1700. E' sera inoltrata, ma essendo ancora aperta, ci rechiamo per una prima visita alla Cattedrale di Svetitskhoveli. Bellissima, è un alternarsi di pareti in pietra e pareti affrescate in cui sono presenti nicchie ed icone di fronte a cui i fedeli si fermano in preghiera, depositando fiori ed accendendo candele votive.

Sabato 10 ottobre - Dopo essere stati nuovamente alla Cattedrale, maestoso edificio che presenta una pianta a croce allungata e che fu eretto nel XI° secolo, all'inizio dell'epoca d'oro dell'architettura sacra georgiana, ci rechiamo alla chiesa di Samtavro, edificio eretto nel 1130 come chiesa di corte dei signori di Mtskheta, ed oggi parte integrante di un convento di suore. Dopo una visita alle tombe dei regnanti sepolti all'interno della chiesa in cui è stata allestita la camera ardente di una monaca deceduta, risaliti in auto, imbocchiamo la Strada Militare Georgiana, antica via di collegamento tra il Caucaso e la Russia. Dopo i lunghi rettilinei della parte iniziale, la strada si inoltra nell'aspro territorio montano diventando sempre più tortuosa e trafficata; molti gli autoarticolati provenienti o diretti in Russia. Facciamo sosta ad Ananuri per visitare la cittadella fortificata protetta da mura che sorge in una magnifica posizione e che si specchia nelle verdi acque del lago artificiale di Zhinvali. All'interno della fortezza, appartenuta ai duchi dell'Aragvi che governarono la valle tra il XIII° ed il XVIII° secolo, la Chiesa dell'Assunzione, caratterizzata da pareti in pietra scolpite e da un affresco del XVII° secolo raffigurante il Giudizio Universale. Con una serie di tornanti saliamo verso Gudauri, stazione sciistica posta a 2.100 metri e poco oltre ci fermiamo al Monumento che commemora l'accordo russo - georgiano, una balconata circolare sulla profonda gola dell'Aragvi da cui si ha una bella veduta sui monti circostanti imbiancati di neve. Siamo ormai nei pressi del valico di Jvari Pass posto a 2.379 metri, dove ha inizio il tratto in discesa, che porta a Kazbegi, cittadina conosciuta anche con il nome di Stepantsminda, situata a 1.750 metri d'altitudine, a soli quindici chilometri dal confine russo. Appena oltrepassato il paese, imbocchiamo la strada che dal borgo di Gergeti sale alla chiesa di Tsminda Sameba, trecentesca cappella dedicata alla Santa Trinità situata su un impervio ed isolato sperone roccioso a 2.200 metri d'altezza. Ben presto ci troviamo a percorrere un tratturo ripido e sassoso, dal fondo scavato dalle piogge e percorribile solo con un mezzo fuoristrada; la Lada Niva è all'altezza della situazione e senza grosse difficoltà raggiungiamo sul crinale sottostante la chiesa, il prato adibito a parcheggio. Siamo immersi nelle nuvole; grazie ad una breve schiarita, in cui nebbia e nuvole momentaneamente si diradano, riusciamo a vedere il ghiacciaio di Gergeti e le vette che lo circondano. Entriamo nella chiesa, molto piccola, ma con le pareti adornate da icone e dipinti, di fronte a cui i fedeli si raccolgono in preghiera; assistiamo alla celebrazione di un matrimonio e poi, visto il persistere delle nubi e l'impossibilità di ammirare il paesaggio circostante, scendiamo nuovamente in paese per recarci al Museo di Storia di Stepantsminda. Allestito nella casa in cui trascorse la sua infanzia lo scrittore Alexander Kazbegi, è disposto su due piani: il pianterreno presenta un'esposizione di fotografie, di indumenti tradizionali ed oggetti d'uso comune che offrono uno spaccato della vita degli abitanti della regione; il piano rialzato è invece dedicato alle opere ed alla vita dello scrittore. Purtroppo le sale non sono molto illuminate e le didascalie illustrative sono scritte solo in georgiano. Abbiamo ancora tempo per recarci al vicino villaggio di Sno, situato all'imbocco della valle omonima per vedere una delle caratteristiche torri - palazzo, tipiche costruzioni di queste valli. Facciamo rientro a Kazbegi e dopo aver girovagato inutilmente per vie prive di qualunque tipo di segnaletica, di numeri civici, di insegne o scritte, alla ricerca delle guest houses segnalate dalla Lonely Planet, decidiamo di fermarci in un hotel, di recente costruzione, nei pressi del Museo di Storia.

Domenica 11 ottobre - Con temperature che nella notte sono andate abbondantemente sottozero, alle 8,30 dopo aver ripulito i vetri dell'auto da una patina ghiacciata, utilizzando la Strada Militare Georgiana ci dirigiamo verso Kobi, dove ha inizio la strada che risale la valle di Truso. Attraversato il villaggio di Shevardeni, si comincia a salire; costeggiamo il corso del fiume Tergi ed oltrepassata una gola, sbuchiamo su un gelido altipiano attraversato da rivoli d'acqua ghiacciati che scendono lungo pendii ricoperti di caratteristiche concrezioni calcaree. Ci stiamo avvicinando al confine con l'Ossezia del Sud; sui crinali che costeggiano la pista dal fondo molto rovinato, con fango indurito, pietre e profonde pozze d'acqua parzialmente gelate che ci costringono a procedere con cautela, vediamo i ruderi di case abbandonate e di antiche torri. Oltrepassiamo il villaggio di Ketrisi, poche case abitate da pastori; superato un guado, dopo diciassette chilometri di pista giungiamo ad Abano, ultimo insediamento della valle in territorio georgiano, dove alcuni monaci hanno ricostruito una chiesa e l'annesso monastero. Proseguiamo ancora per qualche centinaio di metri, fino alla postazione dell'esercito, un piccolo campo militare ai piedi di una rocca su cui si ergono le rovine di un vecchio castello. Risaliamo il pendio per poter ammirare il panorama sulla vallata, caratterizzata dalla confluenza di due fiumi, dalle rovine di alcuni villaggi abbandonati, ora in territorio osseto, a cui fanno da sfondo picchi innevati. Diamo un passaggio in auto a due militari che scendono a Ketrisi e facciamo ritorno alla strada statale che imbocchiamo in direzione di Tbilisi; è la stessa strada percorsa ieri ma notiamo come il traffico, essendo domenica, è molto più scarso e composto principalmente da autovetture con targa russa. Giunti a Zhinvali ci addentriamo nella valle che conduce nella regione del Khevsureti. Costeggiando dapprima le sponde di un bacino artificiale e successivamente il corso del fiume Pshavis Aragvi, la strada si inoltra nella valle; dopo una trentina di chilometri le condizioni del fondo stradale peggiorano e a Barisakho, l'asfalto lascia definitivamente il posto ad una pista sterrata che più si addentra nella valle e più diventa tortuosa. Attraversati folti boschi dai caldi colori autunnali, prati destinati a pascolo per le greggi e qualche sperduto minuscolo villaggio, dopo una serie di tornanti giungiamo al passo di Datvisjvari, ad un'altitudine di 2.676 metri. Iniziamo la discesa sull'altro versante della montagna che si presenta ancora più tortuosa e ripida; costeggiamo il torrente Argun e dopo tre ore e mezza di viaggio, giungiamo a Shatili. Troviamo sistemazione per la notte in una casa privata e prima che il buio scenda nella valle, facciamo una passeggiata tra i vicoli del vecchio borgo, un agglomerato di koshkebi, alte torri in pietra addossate una all'altra tanto da costituire un unico complesso fortificato.

Lunedì 12 ottobre - Dopo un giro per il caratteristico villaggio costruito fra il VII° ed il XIII° secolo, lasciamo Shatili. Proseguiamo lungo la pista che seguendo il corso del torrente Argun, attraverso boschi e pascoli, in un alternarsi di tratti in ripida salita ad altri in falsopiano, ci porta a ridosso del confine con la Cecenia. Lasciata la valle principale, costeggiando il confine ceceno, risaliamo la valle dell'Andaki fino ai piedi di un isolato costone roccioso su cui si trovano le rovine del villaggio di Mutso. A piedi, affrontiamo il sentiero che inerpicandosi lungo il ripidissimo crinale permette di raggiungere il minuscolo borgo, in cui sono in corso lavori di restauro, consolidamento e ricostruzione di torri e case, edificate con muri a secco, che nel corso degli anni sono collassati. La vista è estremamente spettacolare; ci spostiamo fra gli stretti passaggi che collegano i diversi edifici costruiti uno accanto all'altro, utilizzando grosse lastre di pietra, per raggiungere tombe e cripte risalenti al periodo medioevale che ancora ospitano ossa e teschi umani. Prima di ritornare a Shatili, ci portiamo fino al posto di controllo dell'esercito, ultimo avamposto in territorio georgiano e quindi alle cripte di Anatori, tombe d'epoca medioevale contenenti anch'esse resti umani. Percorriamo a ritroso la strada di ieri; superato il passo di Datvisjvari, completamente avvolto dalle nubi ma che fortunatamente abbiamo potuto apprezzare nella soleggiata giornata di ieri, lasciamo la regione del Khevsureti. Il tempo purtroppo peggiora, dopo oltre tre ore sotto una pioggia intermittente, giungiamo a Zhinvali dove ritroviamo la Strada Militare Georgiana. Scendiamo a Tbilisi e lasciata l'auto in hotel raggiungiamo il centro città in metropolitana.

Martedì 13 ottobre - Utilizzando la metropolitana, raggiungiamo piazza Shota Rustaveli, punto di partenza del nostro giro odierno per le vie della capitale. Percorrendo Rustaveli Gamziri, la principale arteria della città, elegante corso con raffinati ed importanti palazzi che ospitano negozi di griffe famose e su cui si affacciano l'Accademia delle Scienze, la Galleria Nazionale, il Palazzo del Parlamento ed il Teatro dell'Opera, edificio risalente alla fine del XIX° secolo, ci dirigiamo in piazza della Libertà - Tavisuplebis Moedani - al cui centro si erge il monumento dorato di San Giorgio nell'atto di trafiggere il drago, che nel 1990 ha sostituito la statua di Lenin. Ci addentriamo fra le vecchie abitazioni, alcune delle quali fatiscenti, del quartiere di Qala, la vecchia Tbilisi, per scendere verso Abanotubani, la cui piazza è caratterizzata dalla presenza di cupole ad alveare risalenti al XVII° secolo, che spuntano dal terreno e che ospitano le terme sotterranee. Nei pressi sorge anche l'ultima Moschea rimasta in città, che troviamo chiusa per restauri; proseguiamo nella nostra visita salendo alla chiesa di Metecki, costruita su un affioramento roccioso lungo il fiume Mtkvari, le cui pareti sono adorne di quadri ed icone. Ci portiamo verso il Palazzo Presidenziale e quindi al mercato di Ponte Secco, dove lungo i viali dei giardini del parco Martis, la gente del posto pone in vendita quadri, articoli artigianali, chincaglieria ed oggetti più o meno antichi. Ritorniamo verso il centro città; percorrendo Kote Abhazi e le strette vie pedonali che costituivano, in epoca medioevale, il centro dei commerci della città vecchia, ci dirigiamo alla Cattedrale di Sioni. L'edificio ricostruito più volte - quello attuale risale al XIII° secolo - è molto bello ed è caratterizzato da una parete in cui gli affreschi, puliti e restaurati, hanno ripreso nuova vita; colori vividi e brillanti che contrastano con quelli degli affreschi delle altre pareti annerite dal fumo delle candele. Assistiamo all'inizio di una funzione religiosa e dopo essere stati allontanati da un monaco in quanto non di religione ortodossa, ci dirigiamo alla vicina Basilica di Anckiskhati, la chiesa più antica della città, risalente al VI° secolo; alla Torre dell'Orologio, singolare torre pendente; al Ponte della Pace, modernissima passerella pedonale sul fiume Mtkvari, costruita in vetro ed acciaio su progetto di un architetto italiano inaugurata nel 2010. Terminiamo la piovosa giornata odierna, con la visita alle chiese di Norashemi, edificio di culto armeno del 1800 e di Jvaris Mama, cappella affrescata del XVI° secolo.

Mercoledì 14 ottobre - Sotto la pioggia lasciamo Tbilisi per raggiungere la vicina Mtskheta dove oggi si celebra la Festa della Cattedrale. All'uscita della superstrada, la via d'accesso alla cittadina è bloccata dai mezzi della polizia che impediscono alle auto di proseguire; decidiamo di provare con l'uscita successiva, e questa volta, dicendo ai poliziotti di volerci recare a Gudauri, riusciamo a proseguire per alcuni chilometri e a parcheggiare nei pressi del ponte sul fiume Mtkvari, uno dei pochi punti da cui si accede al centro storico. Ci incamminiamo sotto la pioggia; varcato l'accesso della cinta muraria, proviamo ad affrontare la marea umana che blocca l'ingresso della chiesa, strapiena all'inverosimile di fedeli. Rinunciamo e preferiamo rimanere nell'atrio antistante il portale ad osservare coloro che, ostinati, cercano inutilmente di entrare. Vediamo appostarsi sulla cinta muraria esterna, le forze di sicurezza armate preposte all'incolumità del Catholicos della chiesa ortodossa georgiana, presente alla funzione ed atteso anche dai network televisivi locali che hanno piazzato le loro telecamere un po' ovunque. Dopo aver trascorso la piovosa mattinata all'interno del complesso religioso, ci incamminiamo lungo le strette vie del borgo storico che ospitano la parte ludica della festa e dove sono state allestite bancarelle per la vendita di cibo e di oggetti religiosi, stand con giochi e divertimenti per adulti e bambini ed un palco da cui si esibiscono con canti e balli, alcuni gruppi corali. In auto, saliamo alla chiesa di Jvari, situata su una collina che sovrasta Mtskheta, in prossimità della confluenza dei fiumi Mtkvari ed Aragvi. E' un piccolo edificio di pietra, dalla pianta a croce con i quattro bracci di uguale lunghezza ed una bassa cupola a base ottagonale; semplice e piuttosto spoglia è considerata da molti georgiani il cuore spirituale del paese. Nel tardo pomeriggio facciamo ritorno a Tbilisi e lasciata l'auto, in metropolitana raggiungiamo il centro città; dopo un'ultima visita alla Cattedrale di Sioni, ci rechiamo a cena in uno dei caratteristici locali di Kote Abhazi in cui si possono gustare i piatti tipici della cucina georgiana.

Giovedì 15 ottobre - Finalmente non piove, anche se il cielo è ancora molto nuvoloso. In auto ci dirigiamo nuovamente alla Cattedrale di Mtskheta; ancora adornata con i fiori della festa di ieri, ci appare in tutta la sua maestosità. E' deserta, all'interno solo qualche donna raccolta in preghiera vicino alla colonna squadrata dove secondo la tradizione sarebbe sepolta la tunica di Cristo, portata in città da un ebreo georgiano che si trovava a Gerusalemme all'epoca della crocefissione di Gesù. Dopo aver rimirato nuovamente affreschi ed icone, utilizzando strade secondarie che si snodano in un paesaggio collinare con prati dall'erba ormai ingiallita per l'avanzare dell'autunno, ci dirigiamo verso Gori; nella quasi totale assenza di traffico, attraversiamo rustici villaggi agricoli che sembrano essere rimasti ai tempi della grande madre Russia. Al villaggio di Kvakhvreli imbocchiamo una fangosa strada sterrata che porta al sito di Uplistsikhe, vasta città rupestre, che per oltre sette secoli fu uno dei principali centri politici e religiosi precristiani. Grazie alla sua posizione, lungo una delle principali rotte carovaniere tra Asia ed Europa, divenne un importante centro dedito ai commerci, distrutto nel XIV° secolo dalle truppe mongole. Pagato il biglietto, saliamo lungo il crinale in tufo su cui si trovano le grotte, luoghi di culto dedicati alla Dea del Sole; alcune veramente belle e molto particolari sono impreziosite da incisioni purtroppo annerite dal fumo, a causa dei fuochi accesi all'interno dai pastori che vi ricoveravano i propri armenti. Particolarmente degne di nota, la grotta del Tempio di Makvliani che presenta un portico ad archi ed una sala, in cui sono stati scavati nella roccia, scanni e sedili per i sacerdoti e la grande grotta di Tamaris Darbazi, - la sala della Regina Tamar - in cui il soffitto sorretto da colonne scolpite nella parete rocciosa è stato scalpellato in modo da creare l'effetto della presenza di travi in legno. Saliamo alla Uplistsulis Eklesia, la piccola chiesa edificata nel X° secolo sui resti di un tempio pagano, da cui la vista spazia sulla piana sottostante, attraversata dal fiume Mtkvari. Ripresa l'auto ci dirigiamo a Gori, luogo che per decenni è stata sinonimo di un solo nome: Josef Vassirionovic Dzugasvili, passato alla storia come Stalin, che qui nacque e trascorse la sua infanzia. Trovata la guest house prenotata tramite internet, raggiungiamo il centro città, per recarci al Museo, edificio costruito in epoca sovietica, che, con immagini e cimeli, ripercorre la vita dello statista russo. Grazie ad una cospicua ed estremamente interessante documentazione fotografica, a oggetti personali, ad omaggi ricevuti da capi di stato e di governo di altre nazioni, il museo ne ripercorre la vita, toccando le tappe salienti della sua ascesa al potere, fino all'anno della sua morte, avvenuta nel 1953. Oltre alla ricostruzione con gli arredi originali del primo ufficio al Cremlino, di fronte al museo, è possibile vedere la piccola casa in mattoni in cui Stalin visse con i genitori fino al quarto anno d'età e, poco distante, la carrozza ferroviaria a prova di proiettile, dotata di camera da letto con bagno personale, sala di lettura, cucina e scompartimenti per i militari della scorta, che utilizzò per i suoi spostamenti e per recarsi alla Conferenza di Yalta nel 1945.

Venerdì 16 ottobre - Lasciamo Gori per dirigerci al vicino villaggio di Ateni per visitare l'antica chiesa di Ateni Sioni eretta, tra pendii coltivati a vigneto, su uno sperone roccioso a picco su un ansa del fiume Tana. La chiesa del VII° secolo ed affrescata nell'XI°, non versa in buone condizioni; i rilievi che adornano le pareti esterne sono nascosti da ponteggi edili, così come tutta la struttura interna che purtroppo presenta, in molti punti, gli intonaci affrescati staccati dai muri in sasso. Ritorniamo a Gori per imboccare l'autostrada che attraverso modeste collinette e molti agglomerati urbani conduce a Kutaisi; è percorribile però solo per brevi tratti anche se i lavori stanno procedendo grazie ai molti cantieri aperti. C'è molto traffico e numerosi sono gli autoarticolati provenienti dalla vicina Turchia. A Gomi lasciamo la pianura, per una deviazione che ci porterà quasi al confine con l'Ossezia del Sud, in una zona collinare molto bella, prettamente agricola ed attraversata da una strada nuova e molto ben tenuta che si snoda in un continuo saliscendi fra dolci colline. Dopo una sosta al mercato ortofrutticolo di Chatura, città mineraria nella regione dell'Imereti, raggiungiamo Katskhi Pillar, un monolito di roccia alto quarantacinque metri su cui si trova una minuscola chiesa dedicata a San Massimo il Confessore. Veniamo ricevuti dal vecchio Pope che con l'aiuto di un monaco che parla inglese, ci racconta, mostrandoci delle foto, che in origine il monolito era molto più grosso ed ospitava in vetta anche alcune piccole celle per i monaci eremiti. Poi una sezione del monolito si è staccata, portandosi nel vuoto anche il minuscolo monastero. Oggi a causa della precarietà della roccia, non è più possibile arrampicarsi lungo la ripida scala in ferro che conduceva sulla sommità del monolito; una nuova chiesa ed un nuovo piccolo monastero che ospita nove monaci è stato costruito nelle immediate vicinanze. Proseguiamo, e ritornati a fondo valle ci immettiamo nuovamente in autostrada; saliamo verso Kumistasi, al complesso delle grotte di Prometeo, un susseguirsi di ambienti ricchi di stalattiti e stalagmiti illuminate da luci colorate, piccoli laghetti e formazioni calcaree a cascata, che si snodano per 1.480 metri fino a raggiungere un fiume sotterraneo, nelle viscere della montagna di Khvalmi, dove secondo la leggenda venne incatenato Prometeo.

Sabato 17 ottobre - Da Kutaisi, città ricca di storia, antica capitale di regni georgiani, saliamo al complesso monastico di Gelati, edificato sui pendii di una collina boscosa ad una decina di chilometri dalla città. Sono in corso lavori di ristrutturazione ed una parte della chiesa principale, la Cattedrale della Vergine, risalente al 1100, è nascosta da impalcature in legno erette per consentire il rifacimento del tetto e la posa di tegole di ceramica verde in sostituzione delle attuali coperture in lamiera. L'interno, caratterizzato dalla presenza di tombe in cui sono sepolti i resti di molti regnanti e dalla parete dell'abside dell'altare principale rivestita da un mosaico del 1130 raffigurante la Vergine con il Bambino attorniata dagli Arcangeli Michele e Gabriele, presenta alle pareti, affreschi realizzati tra il XII° ed il XVIII° secolo, considerati tra i più pittoreschi fra quelli presenti nelle chiese georgiane. Sono tutti ben conservati, ad eccezione di alcune piccole aree dove le infiltrazioni piovane hanno purtroppo scolorito o danneggiato alcune pitture. Visitiamo anche gli altri edifici che compongono il complesso monastico; la chiesa di San Nicola, cappella rialzata su una torretta sorretta da archi e l'Accademia, un vasto edificio, in passato utilizzato come scuola per gli studi di filosofia, teologia e pittura. Ritornati a Kutaisi, percorrendo la statale che attraversa la vasta pianura che dall'Imereti si spinge verso il Mar Nero, ci dirigiamo verso la regione del Samegrelo; attraversate le cittadine di Samtredia e Senaki, puntiamo verso nord, e costeggiando il confine con l'Abkhazia, regione resasi indipendente dalla Georgia a seguito della dichiarazione d'indipendenza del 1989 a cui è seguito un sanguinoso conflitto terminato nel 1993, raggiungiamo Zugdidi. A Jvari, la pianura lascia spazio ai primi contrafforti montuosi; la strada si restringe e dopo aver costeggiato il grande bacino artificiale creato dallo diga di Enguri, con una serie di tornanti, si inoltra nella vallata offrendoci i primi squarci sulle montagne innevate dello Svaneti, regione montana ai piedi della catena montuosa del Caucaso Maggiore. Stretta e tortuosa, la strada si addentra nella valle tra zone con terreni franosi e prati con animali al pascolo. Alle 16,30 giungiamo a Mestia; trovata una sistemazione, usciamo per vedere con le ultime luci del giorno le torri svan, caratteristiche costruzioni dello Svaneti, che numerose si ergono alla periferia del paese, centro turistico situato a 1.400 metri d'altitudine con molte guest house e family hotel.

Domenica 18 ottobre - Lasciamo Mestia verso le 9 per recarci ad Ushguli, ultimo villaggio abitato della valle dell'Enguri, ai piedi del massiccio innevato dello Shkhara che con i suoi 5.068 metri è la vetta più elevata della Georgia. Costeggiato il piccolo aeroporto, iniziamo la salita che ci porta dopo circa quindici chilometri di strada larga e dal fondo in cemento, al passo di Ughviri; oltrepassato il valico, la strada diventa una pista sassosa, in alcuni punti molto fangosa, percorribile solo con un mezzo a quattro ruote motrici. La ripida discesa ci porta a fondovalle al piccolo villaggio di Ipari; costeggiando il corso del fiume Enguri ricominciamo lentamente a salire. A causa delle condizioni del fondo stradale impieghiamo circa due ore per percorrere i quarantacinque chilometri che separano Mestia da Ushguli, sito dichiarato patrimonio dell'Umanità dall'Unesco e che in realtà è composto da quattro piccoli borghi: Murqmeli, Chazhashi, Chvibiani, Zhbiani. Ci portiamo con l'auto a Zhbiani, il villaggio più in alto, dove sorge la chiesa della Vergine Maria, edificio del XII° secolo che presenta una torre difensiva eretta a fianco. Lasciata l'auto, raggiungiamo la minuscola chiesa posta su un rilievo nella parte alta del villaggio, dove è in corso la funzione religiosa domenicale. Ci addentriamo quindi per le stradine del villaggio tra le koshkebi, le tipiche torri difensive costruite tra il IX° ed il XIII° secolo per accogliere e proteggere gli abitanti dei villaggi in caso di invasioni nemiche o disordini interni, quest'ultimi assai frequenti fino a pochi decenni fa, e le machubi, le vecchie tradizionali case in pietra, molte delle quali sono state rimodernate e trasformate in guest house. Passeggiamo per i due villaggi più alti e quindi ripresa l'auto ci portiamo a Chazhashi, il villaggio più antico, attraversato dalle acque impetuose del torrente Enguri in cui si possono vedere le rovine del castello che appartenne alla regina Tawan. Dopo esserci spostati a Murqmeli, riprendiamo la via del ritorno. Giunti a Mestia ci rechiamo allo Svaneti Museum, moderna costruzione che ospita il curato ed interessante museo di storia ed etnografia. Dopo aver visitato la prima sala che ospita un'esposizione di quaranta immagini del fotografo georgiano Tamaradze, che ritraggono persone e luoghi della valle di Ushguli, passiamo alla parte museale, le cui sale tematiche sono dedicate all'esposizione di oggetti, monili ed attrezzi risalenti all'età del ferro e del bronzo, all'esposizione di icone e dipinti su legno ed incisioni cesellate su lastre in metallo o argento riproducenti soggetti a tema religioso risalenti al X° - XI° secolo e tra cui spicca un'icona in cui San Giorgio è rappresentato mentre trafigge l'imperatore Diocleziano anzichè il drago. Concludiamo la visita con le sezioni dedicate alle monete, all'esposizione di armi (spade, pistole, fucili) ed infine ad abiti, costumi ed attrezzi usati nella vita comune dalla gente della valle.

Lunedì 19 ottobre - Alle 8,30 con la temperatura ancora sottozero lasciamo una Mestia deserta. Circondati dalle montagne imbiancate di neve e dominate dai 4.700 metri del monte Ushba, scendiamo verso la pianura percorrendo a ritroso la strada fatta nei giorni precedenti; a Khobi, imbocchiamo la statale 2 che in un susseguirsi di villaggi agricoli, campi coltivati a mais o a patate e mucche al pascolo, ci porta alle rive del Mar Nero. Costeggiato il porto di Poti, proseguiamo verso Batumi; oltrepassata la zona portuale dove decine di autotreni sono in attesa di caricare merci e container, costeggiando il lungomare, ci dirigiamo verso la Torre dell'Alfabeto, monumento alto centoquarantacinque metri, dedicato alla cultura georgiana, costruito nel parco di Batumis bulvari. Ci concediamo una sosta, e con una piacevole passeggiata per le vie del centro, raggiungiamo la Cattedrale e la Moschea, costruita nel 1860 nel quartiere turco. Lasciata la città, considerata per le sue spiagge, la località di villeggiatura per eccellenza delle coste georgiane, ci dirigiamo nuovamente verso l'entroterra montuoso dell'Adjara, regione a maggioranza musulmana. Seguendo il corso del fiume Acharistkali risaliamo la valle; a Chulo la strada asfaltata termina, e dopo aver attraversato diversi cantieri per la costruzione delle nuove gallerie che dovranno, nei prossimi anni, evitare il lungo tragitto su tortuosi percorsi di montagna, la strada peggiora drasticamente trasformandosi in uno stretto e disastrato tratturo sterrato. Attraversiamo qualche piccolo villaggio composto da rustiche abitazioni sparse sui crinali della montagna e tra sassi e fango raggiungiamo i 2.025 metri del passo di Goderdzi. Dopo aver scollinato affrontiamo la discesa sterrata pesantemente segnata dai profondi solchi scavati sulla sede stradale dalla pioggia; l'asfalto, lo ritroviamo solo con l'arrivo nell'abitato di Adigeni, a fondovalle. Mancano ormai pochi chilometri per arrivare ad Akhaltsikhe, capoluogo del Javakheti, regione della Georgia meridionale, confinante con la Turchia, e nostra destinazione odierna.

Martedì 20 ottobre - Usciamo a piedi dall'hotel posto proprio sotto le mura della Rabati, l'antica cittadella, costruita nel XII° secolo sulla collina, ai cui piedi, lungo le sponde del fiume Potskhovi, si estende la parte moderna della città. Sorta lungo una delle vie della seta, la città vecchia, con la sua architettura testimonia il carattere multiculturale del luogo; bella e curata, in parte originale ed in parte restaurata e ricostruita, circondata da alte mura perimetrali, ospita al suo interno, giardini fioriti adornati da vasche e fontane, una chiesa cattolica, una chiesa armena, una moschea del 1752, i resti di una madrasa (scuola coranica) ed alcune darbazebi, tradizionali case georgiane costruite a ridosso del castello che, imponente, domina la cittadella. Ritornati all'hotel per recuperare auto e bagagli, ci accorgiamo che una gomma anteriore è sgonfia; non possiamo fare altro che ritornare sulla strada nazionale e cercare un gommista dove effettuare la riparazione. Nel controllare la pressione degli altri pneumatici, ci accorgiamo che una delle gomme posteriori è ormai sulle tele e presenta una grossa bolla che potrebbe scoppiare. Dopo averla sostituita con lo pneumatico di scorta, lasciamo Akhaltsikhe per dirigerci verso Khertvisi, fortezza del X° secolo che si erge su uno sperone roccioso, lungo la strada che porta in Armenia, e da cui si diparte la deviazione per Vardzia. L'imponente città rupestre ci appare in tutta la sua estensione già dal parcheggio lungo le sponde del fiume Mtkvari; pagato il biglietto saliamo lungo il fianco della falesia che ospita gruppi di grotte distribuite su tredici livelli, collegate tra loro da stretti passaggi scavati nella roccia e che nel XII° secolo, erano la dimora di oltre duemila monaci. Sorta per volere della regina Tamar che vi fondò un monastero, Vardzia crebbe fino a diventare una vera città sacra, frontiera orientale del mondo cristiano. Saliamo fino il monastero, oggi nuovamente attivo, ed alla Chiesa dell'Assunzione, chiesa rupestre con un bel porticato a due arcate, con affreschi realizzati intorno al 1185. In auto ritorniamo a Khertvisi, dove ritroviamo nuovamente la statale 11, la strada che attraverso Akhalkalaki e Ninotsminda, piccolo borgo dove in un autolavaggio, facciamo dare una ripulita all'auto per togliere il fango che la rende irriconoscibile, conduce al confine armeno. Veloce disbrigo delle pratiche doganali ed eccoci nuovamente in Armenia. Ci viene subito spontaneo confrontare le condizioni delle strade, piene di buchi o rappezzate alla bene e meglio ed il parco delle auto circolanti, neanche lontanamente paragonabile a quello della più ricca Georgia. Anche il paesaggio è diverso; non più montagne ma dolci colline coltivate. Raggiungiamo Gyumri, la seconda città dell'Armenia; a prima vista non ci sembra una città particolarmente affascinante: ha molto di sovietico con case povere e strade buie.

Il resoconto da mercoledì 21 a sabato 31 ottobre, si trova nella sezione Armenia.
 
 
 
 
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