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" LA ROTTA STORICA "
La
rotta storica è l'itinerario che attraverso una delle
zone paesaggisticamente più belle dell'Etiopia, tocca i più famosi siti storici
e religiosi del paese; dalle chiese medioevali scolpite nella roccia di Lalibela
e del Tigray, alle antiche stele di Axum; dai castelli di Gondar ai monasteri
di Bahar Dar e del lago Tana.
Domenica
19 ottobre - Tesfaye, il nostro autista, con la sua Toyota Land Cruiser,
puntuale si presenta al Debre Damo Hotel per accompagnarci in questo tour
di oltre 2800 chilometri nel nord del paese. Lasciata Addis Abeba ci dirigiamo
verso Debre Berham sulla strada costruita durante il periodo coloniale
dagli italiani, il paesaggio è assai diverso da quello incontrato al sud,
siamo su un altopiano inframmezzato da gole e vallate. Si sale rapidamente
oltre i 3000 metri, l'aria è frizzante.
Incontriamo i primi villaggi,
le capanne costruite interamente in pietra hanno solo il tetto in legno
e paglia. La strada originariamente asfaltata è ora in condizioni abbastanza
precarie; al valico transitiamo sotto la Galleria Mussolini; una ripida
discesa sterrata ed eccoci a Debre Sina.
Ci concediamo una sosta, una visita al mercato locale e ripartiamo per
Sembete ed il suo pittoresco mercato; insieme a quello di Bati che si
tiene il giorno successivo è il più importante della regione. E' molto
vasto, si estende sul fianco di un intera collina. C'è molta gente, appartengono
alle due etnie che vivono in questa regione: gli Oromo e gli Amara. Le
donne Oromo, belle, eleganti, in lunghi abiti dai colori viola, blu e
nero, che impreziosiscono con vistose collane di vecchie monete, ci affascinano.
Giriamo a lungo, prima di riprendere il viaggio per Kombolcha dove pernottiamo.
Lunedì 20 ottobre - Decidiamo di apportare una variazione al programma;
avremmo dovuto recarci a Bati per il mercato del lunedì, ma viste le condizioni
delle strade e considerato che i mercati in Etiopia si animano intorno
a mezzogiorno, preferiamo dirigerci direttamente a Lalibela. Lasciata
Kombolcha la strada inizia a salire, alternando tratti asfaltati a tratti
in rifacimento o sterrati. Ad Hayk, ci fermiamo al mercato locale; è presto,
c'è poca gente, sono quasi tutte donne Amara che stanno approntando le
merci in vendita. Sono molto cordiali, sorridenti, felici di farsi fotografare.
Ci rimettiamo in viaggio. Dopo Woldia una lunga e spettacolare salita
ci porta ad un altipiano; minuscoli villaggi interrompono la vasta radura,
è un posto bellissimo, quasi magico. Lo attraversiamo; a pomeriggio inoltrato
arriviamo a Bete Hor. La strada riprende a scendere, mancano una quarantina
di chilometri alla meta odierna; improvvisamente nella luce dell'ormai
prossimo tramonto si staglia di fronte a noi il profilo dei monti Lasta
sui cui sorge Lalibela.
Martedì 21 ottobre - Usciamo poco dopo l'alba dall'hotel dove alloggiamo.
Assistiamo ad un funerale, sono quasi tutte donne; indossano un abito
bianco, ed accompagnano un corpicino, portato a braccia, avvolto in un
lenzuolo. Sul loro viso oltre al dolore, rassegnazione; in Etiopia la
mortalità infantile è ancora elevata, e purtroppo anche cose da poco possono
essere fatali. Dedichiamo l'intera giornata alla visita di uno dei siti
storici e religiosi più importanti del mondo cristiano. Acquistato il
biglietto che consente di visitare l'intero complesso, iniziamo la visita
dalla chiesa di S. Giorgio (Bet Giyorgis), probabilmente la più recente
e la più fotografata essendo l'unica a non essere coperta dagli orribili
tetti in lamiera che proteggono tutte le altre chiese dalle intemperie.
Nella calda luce del mattino ci estasiamo di fronte alla raffinatezza
delle sculture. Ci spostiamo alle altre chiese che compongono il gruppo
settentrionale; attraverso stretti cunicoli e gallerie, raggiungiamo la
cappella di Bet Meskel, la chiesa di Bet Maryam, la tomba di Adamo e la
imponente e maestosa Bet Medhane Alem, la più grande di Lalibela. Dopo
aver accompagnato all'aeroporto Daniela e Roberto che rientrano in Italia,
proseguiamo la nostra visita recandoci alle chiese che fanno parte del
gruppo orientale; Bet Abba Libanos, la chiesa monolitica finemente scolpita
di Bet Amanuel e quella affrescata di Bet Merkorios.
Mercoledì 22 ottobre -
Anche stamani usciamo poco dopo l'alba;
le strade di Lalibela sono ancora pressoché deserte, solo pochi mendicanti
si sono già posizionati vicino all'ingresso delle chiese. Ci rechiamo
al monastero dove in anguste celle scavate nel tufo vivono monaci ed eremiti.
Decidiamo di andare a visitare una chiesa affrescata, nelle vicinanze
di Lalibela. Dopo un paio d'ore di viaggio su una pista in pessime condizioni,
arriviamo ad un villaggio nei cui pressi sorge la chiesa di Geneta Maryam.
Con l'aiuto di Tesfaye, rintracciamo il guardiano che ci accompagna ad
una chiesa scavata nella roccia, le cui pareti interne sono completamente
affrescate. Ci soffermiamo a lungo ad ammirare gli affreschi mantenutisi
in ottime condizioni; non altrettanto si può dire dei tappeti che ricoprono
il pavimento e su cui bisogna camminare scalzi. Ridiscendiamo al villaggio,
ci addentriamo per il piccolo mercato e quindi ritorniamo a Lalibela.
Come rientriamo in hotel cominciamo a grattarci furiosamente, scopriamo
così di avere gli abiti infestati dalle pulci !!!. Dopo aver eliminato
ciò che indossavamo e passato il pomeriggio a fare continue docce, riusciamo
finalmente a debellare gli ospiti indesiderati.
Giovedì 23 ottobre - Albeggia, quando lasciamo Lalibela. Percorriamo
a ritroso la strada fatta nei giorni precedenti; a Woldia ci immettiamo
sulla vecchia strada costruita durante il periodo coloniale e che ora
i cinesi stanno ampliando. Per le continue e profonde buche cede il collettore
di scarico già danneggiato per la perdita di un supporto; per evitare
danni ulteriori Tesfaye decide di fermarsi e di far riparare l'auto. Troviamo
un meccanico in grado di effettuare la riparazione, saldando il pezzo
rotto, al villaggio di Meswan. E' giorno di mercato; approfittando della
sosta per la riparazione ci inoltriamo nel mercato, molto affollato. Ci
rendiamo subito conto che siamo noi l'attrazione di tutti i presenti che
probabilmente molto raramente hanno l'occasione di avvicinare degli stranieri;
ben presto le attività si fermano ed una folla enorme di donne e ragazzi
ci circonda e ci segue fino allo spiazzo che funge da officina. Tesfaye,
il meccanico ed il suo aiutante devono sbraitare non poco per allontanare
i curiosi. Adriana si rifugia in una locanda per la felicità della proprietaria
e delle sue bambine che si godono da sole la sua presenza, mentre io ne
approfitto per scattare alcune foto ai pastori che con i loro cammelli
rientrano al villaggio. La riparazione richiede molto tempo; è ormai tardo
pomeriggio quando possiamo rimetterci in viaggio. La strada migliora;
ora alterna tratti sterrati ad altri asfaltati di recente. Ben presto
diventa buio e lungo la strada abbiamo modo di vedere piccoli branchi
di iene alla ricerca di cibo. E' notte quando finalmente arriviamo a Makallè.
Venerdì 24 ottobre - Passiamo la mattinata ai due principali mercati
della città; il mercato delle spezie e quello del sale, dove le donne
Tigray con le mani decorate da caratteristici tatuaggi vendono piccole
lastre di sale tagliate dai blocchi estratti nel deserto della Dancalia.
Ripartiamo; strada facendo ci fermiamo a Wukro per visitare la chiesa
rupestre di Chirkos, più antica ma con incisioni meno raffinate rispetto
alle chiese di Lalibela. La strada è ora per lunghi tratti asfaltata,
capiamo di avvicinarci al confine con l' Eritrea per gli insediamenti
militari sempre più numerosi. Giungiamo ad Adigrat, città di confine.
Camminando per le vie della cittadina veniamo avvicinati da un sacerdote
italiano, don Gaetano, rettore di una scuola professionale, da molti anni
ad Adigrat e profondo conoscitore della realtà di questa zona. Con lui
ci intratteniamo a lungo; mentre visitiamo la chiesa ortodossa ci parla
della sua scuola, dei ragazzi che la frequentano e dei profughi che in
migliaia si sono riversati in città dai villaggi lungo il confine a causa
della guerra e che qui sopravvivono in condizioni di estrema indigenza.
Sabato 25 ottobre - Partiamo all'alba per Debre Damo, uno dei
più importanti siti religiosi d'Etiopia. Abbarbicato sulla sommità di
un amba, una montagna dalla cima piatta, il monastero è circondato da
rupi a picco; per accedervi bisogna arrampicarsi con l'aiuto di robuste
corde lungo una parete rocciosa alta una ventina di metri.
Tesfaye ci
riferisce che in questi giorni è in corso la festa che si tiene ogni anno
e che richiama molte persone provenienti da tutta Etiopia che qui si recano
in pellegrinaggio. La strada è poco più di una pista tortuosa e polverosa;
vecchi autobus ed autocarri stracarichi di gente arrancano insieme ai
tantissimi pellegrini che a piedi salgono verso il monastero. Quando arriviamo
ai piedi della amba non crediamo ai nostri occhi; l'intero crinale della
montagna brulica di gente; uomini, donne, bambini, monaci, eremiti.
Ai piedi della parete rocciosa, dove le funi consentono, ai soli uomini,
la salita al monastero, c'è una ressa incredibile; tutti vogliono salire,
uomini e ragazzi si strattonano, si spingono e non danno il tempo a chi
si sta calando di arrivare fino a terra. Assistiamo a scene incredibili;
persone che salgono e scendono contemporaneamente sulla stessa fune, accavallandosi
l'un l'altro. Ci raccontano che ogni anno si registrano alcuni morti,
coloro che nella ressa, perduta la presa sono precipitati sulla folla
sottostante. Guardiamo sconcertati, attorniati da donne ed anziani intenti
a pregare. Vista l'impossibilità di salire al monastero, lasciamo Debre
Damo e ci dirigiamo verso Axum. Attraversiamo Adua che nel 1896 fu teatro
di un'epica battaglia fra le truppe di Menelik e l'esercito italiano,
che subì una pesantissima sconfitta, e facciamo una breve deviazione fino
all'antica capitale di Yeha, per visitare le rovine di un vecchio tempio
pre-cristiano. Giunti ad Axum, ci rechiamo presso gli uffici del Museo
nazionale per acquistare il biglietto che ci consentirà di visitare i
monumenti della città; il tramonto è ormai prossimo, ci arrampichiamo
su una collinetta sovrastante il vicino parco delle stele ed attendiamo
il calare del sole.
Domenica 26 ottobre - Dedichiamo l'intera giornata alla visita
dell'antica capitale aksumita costellata di rovine, di stele e di tombe.
I monumenti sono quasi tutti in un area abbastanza circoscritta; spostandoci
a piedi per la piccola cittadina facciamo conoscenza con un gruppo di
militari appartenenti alle forze multinazionali di pace delle Nazioni
Unite che pattugliano la zona di confine tra Etiopia ed Eritrea. Ci rechiamo
al bacino della regina di Saba utilizzato ancora oggi dalle donne per
rifornirsi d'acqua, alle tombe dei re Kaleb e Bazen, alla chiesa di S.Maria
di Zion, ed alla pietra di re Ezana, recante un'iscrizione in tre lingue
antiche. Visitiamo il Museo nazionale, piccolo ma interessante, ricco
di polverosi reperti, ed il vicino parco delle stele contenente più di
120 monoliti. In auto raggiungiamo invece le rovine del palazzo della
regina di Saba e la leonessa di Gobedra, un bassorilievo scolpito su una
roccia, situati entrambi a qualche chilometro dalla città.
Lunedì 27 ottobre - Partiamo da Axum all'alba. La strada sterrata,
in buone condizioni anche se molto polverosa, si snoda tra ambe e dolci
colline coltivate a mais; molti contadini con vetusti carri trainati da
buoi si stanno recando al lavoro nei campi. Ovunque carcasse di mezzi
bellici: carri armati, autoblindo, cannoni e camion, rimasti a testimoniare
gli scontri, qui particolarmente cruenti, avvenuti durante la guerra civile
che segnò nel 1991 la fine del regime del colonnello Menghistu. A Shire
ci dirigiamo verso i monti Simien; la strada riprende a salire, viaggiamo
costantemente oltre i 3000 metri di quota. Vediamo in lontananza il profilo
del Ras Dashen che con i suoi 4543 metri è fra le più alte montagne d'Africa.
La strada è molto panoramica e la vista di splendidi paesaggi montani
ci accompagna per tutto il tragitto. Dopo una breve sosta al piccolo mercato
di Adiarkay giungiamo a Debark, punto di partenza delle escursioni ai
monti Simien. Tra boschi di conifere e prati verdissimi con mucche
al pascolo che ci fanno pensare di essere sulle nostre Alpi, giungiamo
a Gondar. Iniziamo la visita della città dal recinto imperiale. All'interno,
protetti dalle alte mura in pietra, si sono conservati castelli, palazzi,
chiese, case e scuderie. Collegati tra loro da porticati e passaggi sopraelevati
furono costruiti nel corso del XVII secolo presumibilmente da re Fasilidas
e dai suoi discendenti. E' un posto sorprendente, la presenza di palazzi
e castelli merlati, stupisce. Usciti da una delle 7 porte che collegano
la corte imperiale alla città, ci inoltriamo per le vie di Gondar, caratterizzate
dalla presenza di ville e palazzi pubblici costruiti durante il periodo
coloniale, tipico esempio dell'architettura italiana in stile decò dell'epoca.
Martedì 28 ottobre - Ci rechiamo alla chiesa di Debre Berhan Selassie,
forse la più famosa d'Etiopia. E' interamente affrescata; il suo soffitto
spettacolare; sulle travature sono dipinte le teste alate di 80 cherubini,
ognuna con espressioni leggermente diverse. Visitiamo i bagni di re Fasilidas,
un complesso costruito per le celebrazioni religiose ed ancor oggi utilizzato
una volta all'anno durante la cerimonia del Timkat, che rievoca il battesimo
di Cristo nel fiume Giordano. Lasciamo Gondar e ci dirigiamo verso il lago
Tana, il più grande d'Etiopia. A Woreta, importante crocevia a circa metà
strada, ci fermiamo per far riparare ancora una volta il collettore di
scarico del fuoristrada; questa volta ha ceduto un supporto, Tesfaye decide
di sostituirlo appena possibile per evitare guai maggiori. Giungiamo a
Bahar Dar sulla sponda meridionale del lago Tana; ci rechiamo all'ex residenza
di Hailè Selassiè, posta su una collina alla periferia della città, da
cui ammiriamo una magnifica vista sul lago e sul Nilo Azzurro.
Mercoledì 29 ottobre - Partiamo di primo mattino, per recarci alle
cascate del Nilo Azzurro distanti una trentina di chilometri da Bahar
Dar. Al villaggio di Tis Isat, pagato il biglietto d'ingresso, imbocchiamo
un ripido sentiero che scendendo in una gola conduce al ponte in pietra
costruito dai portoghesi nel XVII secolo e che consente l'attraversamento
del fiume.
Mentre risaliamo sul versante opposto incrociamo uomini e donne
Amara che dai villaggi con i loro carichi si stanno recando al mercato.
Dopo circa 30 minuti di cammino giungiamo al punto panoramico posto di
fronte alle cascate. Avrebbero dovuto essere molto spettacolari, considerata
la loro ampiezza, circa 400 metri ed il salto di 45 metri che compiono.
Siamo nel periodo successivo la stagione delle piogge e la portata d'acqua è
notevole, tuttavia le cascate sono molto ridotte sia in portata che in
ampiezza. Il fiume viene infatti deviato in un canale e va ad alimentare
una centrale idroelettrica. Ritornati al fuoristrada dove Tesfaye ci sta
aspettando, facciamo rientro a Bahar Dar. Strada facendo, visitiamo il
villaggio di Weyto, abitato dall'omonima etnia, nota per l'abilità con
cui costruisce agili imbarcazioni di papiro, i tankwa, che a dispetto
del loro fragile aspetto vengono utilizzate per trasportare pesanti carichi
sul lago Tana.
Giovedì 30 ottobre - Dedichiamo l'intera giornata ad una escursione
in barca per visitare alcuni monasteri costruiti tra il XII ed il XVIII
secolo sulle isole e lungo le rive del lago.
Partiamo dal molo dell'hotel
con una barca a motore insieme a Fausto e Gianfranco, due signori di Brescia,
che alloggiano nel nostro stesso albergo, e a due ragazzi olandesi.
Ci dirigiamo all'isola di Dek, la più lontana da Bahar Dar, a circa tre
ore di navigazione. Scesi dall'imbarcazione, ci inerpichiamo lungo un
sentiero che conduce alla larga spianata dove nascosto dalla vegetazione
sorge il monastero di Narga Selassiè. La chiesa, del 18° secolo, è interamente
affrescata. Puntiamo ora verso la sponda occidentale del lago, alla penisola
di Zege, dove si trova uno dei monasteri più noti, quello di Ura Kidane
Mehret, anch'esso affrescato e molto interessante. Ci spostiamo infine
al monastero di Kebran Gabriel. L'accesso è consentito ai soli uomini,
per cui Adriana ci attende al molo d'attracco dove un giovane monaco le
fa compagnia. Saliamo verso il centro dell'isola e costeggiando il monastero,
giungiamo alla chiesa. Costruita nel 17° secolo, è a pianta circolare,
con un porticato a colonne. L'interno è interamente affrescato; ci accompagna
nella visita un monaco, molto disponibile, che ci conduce in una piccola
costruzione in cui sono custoditi preziosi manoscritti miniati del 14°-15°
secolo, antiche corone e stupende croci. Risaliti in barca, rientrando
a Bahar Bar vediamo alcune tankwa, imbarcazioni di papiro, che cariche
all'inverosimile di legname stanno dirigendosi al villaggio di Weyto.
Venerdì 31 ottobre - Lunga tappa di trasferimento quella odierna.
Vengono con noi anche Fausto e Gianfranco a cui diamo un passaggio. Partiamo
da Bahar Dar che è ancora notte; siamo ormai alla fine del nostro tour
nel nord del paese, rientriamo ad Addis Abeba. Attraversiamo l'altipiano;
pascoli e campi coltivati si alternano alla nostra vista. Passata la
cittadina di Dejen, iniziamo una lunga e panoramica discesa, perdiamo
mille metri di quota e scendiamo in una profonda gola in cui scorre il
Nilo Azzurro che attraversiamo transitando sul ponte ad una sola arcata,
opera di alta ingegneria, costruita durante il periodo coloniale italiano.
Il ponte considerato punto strategico, è pattugliato dai militari. Ci
consentono di percorrerlo a piedi, ma senza macchine fotografiche. Dopo
una interminabile salita, ci ritroviamo sull'altro lato dell'altopiano.
Mentre Tesfaye acquista legna e carbone per la propria famiglia, approfittiamo
della sosta per scattare alcune foto "proibite" del ponte. Arriviamo a
Fiche, la strada ritorna ad essere asfaltata; siamo proprio alla fine
del viaggio, tra poco saremo ad Addis Abeba.
Sabato 1 novembre - E' il nostro ultimo giorno di permanenza in
Etiopia; in taxi ci rechiamo nella zona di Piazza, per gli ultimi acquisti.
Rientrati in hotel troviamo Tesfaye che ci attende per portarci in aeroporto
dove dopo le formalità di rito alle 13, insieme a 400 pellegrini etiopi
diretti alla Mecca ci imbarchiamo sul volo Saudi Airlines per Jeddah.
Trascorriamo la notte in aeroporto in attesa del volo che domattina alle
4.30 ci porterà a Milano Malpensa.
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